I volti del dragone cinese in cerca di alleati

Una croce smantellata da una chiesa in Cina
Foto: tempi.it
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Il dragone rosso si scuote e mostra il suo volto buono, così le immagini di Papa Francesco che prega per le vittime della esplosione di Tianjin in Cina vanno in diretta sulla televisione di stato “fanno notizia” e la notizia gira per il mondo in un baleno.

Una mossa di propaganda o di apertura? Difficile dirlo visto che i segnali che arrivano dalla Repubblica popolare cinese sono contrastanti.

Il 4 agosto scorso è arrivato un altro segnale positivo: l’ordinazione di un vescovo cattolico fedele a Roma con il consenso del governo cinese Giuseppe Zhang Yinlin di Anyang (Henan).Una cerimonia tranquilla nel senso che tutti e tre i vescovi ordinanti sono in comunione con la Santa Sede: mons. Shen Bin di Haimen (Jiangsu); mons. Yang Yongqiang di Zhoucun (Shandong); mons. Wang Renlei di Xuzhou (Jiangsu). E non ci sono state “infiltrazioni” della chiesa patriottica.

Certo un buon risultato, molti hanno ricordato che è  prima ordinazione sotto il papato di Francesco, che ha inviato diversi messaggi di amicizia a Xi Jinping e alla società cinese.

Ma c’è da dire che questa ordinazione avvenuta senza presenze “estranee” è una conquista dell’impegno della comunità locale. Mons. Zhang era vescovo sotterraneo del 1981 e ha sempre rifiutato di essere iscritto alla chiesa patriottica. L’impegno dei sacerdoti della diocesi è quello di rispettare il governo, ma di mettere al primo posto la evangelizzazione e la fedeltà a Roma.

La diocesi è stata terra di missione del PIME ed ha attraversato diverse vicende storiche. Fatti che l’hanno preparata a sopravvivere anche nella Cina comunista ed oggi ad essere un modello di come si può vivere il Vangelo in Cina, rimanendo fedeli alla Chiesa e al Papa dialogando col governo.

Intanto arrivano però anche segnali negativi. Un paio di giorni fa il cardinale John Tong, vescovo di Hong Kong, ha diffuso un appello urgente contro la demolizione delle croci nella provincia del Zhejiang. Sarebbero piu di mille le chiese, sia cattoliche che protestanti coinvolte. “Azioni illegali” perché molte di quelle croci ed edifici erano stati edificati con tutti i permessi del governo.

La campagna sta suscitando molta resistenza fra fedeli cristiani.

Una campagna di distruzione che è iniziata nel gennaio nel 2014 e prosegue con decisioni che sembrano molto lontane dalla voglia di dialogo.

Tutto è iniziato perché Xia Baolong, segretario del Partito del Zhejiang avrebbe considerato lo skyline di Wenzhou (Zhejiang), con "troppe croci".  La Chiesa locale è invece convinta che l’intenzione sia quella di ridurre l'impatto e l'influenza  delle comunità cristiane, ufficiali e sotterranee, nella società cinese, dove le conversioni sono sempre più numerose.

In molti hanno tentato di protestare anche grazie ai social network nonostante arresti di laici e sacerdoti. E’ evidente che la libertà religiosa in Cina è molto lontano dall’essere una realtà. Il vescovo ufficiale di Wenzhou, monsignor Vincent Zhu Weifang con i suoi sacerdoti, chiede rosari e digiuni per la protezione della fede e delle croci, e sempre che per ora sia l’unica vera possibilità che hanno i fedeli cinesi.

Segnali contrastanti da un paese che è ormai anche sulla via del declino economico. Dopo lo sforzo di rapidissimo sviluppo industriale ora i nodi vengono al pettine in termini di inquinamento e disastri come quello di Tianjin, talmente amplio da essere notato anche all’ estero. In effetti di incidenti nelle fabbriche cinesi ne capitano fin troppo spesso. La svalutazione della moneta è un segnale economicamnte interessante in questo senso. Ma il dragone ha più facce, ed ora che vede il declino arrivare forse cerca nuovi alleati. Senza però cambiare nulla.

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