Il Bambino Gesù compie 150 anni. Parolin: "Un ospedale con orizzonte universale"

Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato
Foto: Vatican Media
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Come ha detto Papa Francesco "ogni anniversario è occasione per guardare il passato con gratitudine, vivere il presente con passione, abbracciare il futuro con speranza". Lo ha detto il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, intervendo alla cerimonia in occasione dei 150 anni dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

"Guardiamo con gratitudine, quindi, ai 150 anni trascorsi! La nostra gratitudine - ha sottolineato il porporato - va a Dio e a tutte le persone che in questo ormai lungo periodo hanno prestato la loro opera, con dedizione, generosità, disinteresse e professionalità, a favore dei piccoli pazienti. Guardare al passato e raccontare la propria storia è indispensabile per tenere viva l’identità, rinsaldare l’unità all’interno di una comunità e favorire il senso di appartenenza dei suoi membri".

Questo ospedale - ha proseguito il Segretario di Stato - fonda la propria identità nelle parole di Cristo: "Ero malato e mi avete visitato. Visitare gli infermi è una delle opere di misericordia corporale, una delle opere dell’amore, che deve caratterizzare lo stile dei singoli cristiani e delle comunità cristiane. La Chiesa l’ha tradotta in molti modi, tra l’altro dando vita a ospedali e ad altre istituzioni di cura e moltiplicandoli nel corso del tempo, come segno della sua costante attenzione nei confronti della persona umana e della sua volontà e capacità di mettersi al loro servizio; con un atteggiamento profetico, nel senso cioè di saper cogliere, con prontezza e spesso in anticipo rispetto alla società civile, i bisogni e le necessità di una determinata epoca e di venirvi incontro".

"Il Bambino Gesù è espressione di quella fantasia della carità" richiamata da Papa San Giovanni Paolo II. "La carità è inventiva, la carità è creativa. Dove c’è l’amore, lì c’è lo sguardo, lì ci sono occhi per vedere, per essere consapevoli, per rendersi conto, e ci sono occhi per provvedere, per soccorrere, per aiutare, non solo con atti di beneficenza sporadici, ma realizzando opere in grado di interpretare e rispondere nel presente alle esigenze dei più bisognosi e di proiettarsi nel futuro".

E' sempre più necessario - ha detto ancora il Cardinale Parolin - "mettere al centro il malato" sapendo "coniugare l’azione del curare la malattia con quella di prendersi cura di tutto il paziente, della sua persona e del suo mondo affettivo, relazionale, psicologico e anche spirituale. La cura passa necessariamente per la ricerca, che richiede sempre investimenti importanti in strutture, tecnologie e risorse umane. E’ essenziale investire in percorsi di innovazione scientifica per rispondere alle sfide del futuro".

"La Chiesa - ha concluso il porporato - non smetterà mai di prestare attenzione ai malati. Gli ultimi andranno sempre tutelati, ci saranno sempre famiglie da coinvolgere nell’azione di cura, si dovranno attivare sempre reti perché nessuno sia lasciato solo. L’Ospedale è anche espressione della Chiesa Cattolica, il cui orizzonte è, per definizione, universale. Se il nostro sguardo non fosse indirizzato verso le periferie del mondo, non risponderemmo alla nostra vocazione".

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