Il Big Bang riletto dai ricercatori della Specola Vaticana sarà la scoperta del secolo?

Un articolo pubblicato su Physical Review rivede la questione della gravità all'inizio dell'universo

La sede storica della Specola a Castelgandolfo
Foto: www.vaticanobservatory.va
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Lo scorso 15 aprile la rivista Physical Review ha pubblicato un articolo a firma del gesuita Padre Gabriele Gionti  di don Matteo Galaverni della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Tema: une revisione del momento iniziale del Big Bang. O meglio una comprensione matematica radicalmente nuova del momento iniziale del Big Bang. 

La particolarità è che i due astronomi. Oltre ad essere sacerdoti, sono scienziati della Specola Vaticana “Essi - si legge nella sintesi presentata dalla Specola- hanno indicato una nuova promettente tecnica per capire come la gravità si è comportata nei primi istanti dell’universo”. 

In pratica hanno rivisto le leggi della gravità e capito che nella fase iniziale dell’universo erano decisamente diverse. E vanno oltre due teorie famose sulla gravità e la nascita dell’universo da Bras-Dicke a Jordan ad Einstein. 

Per non addentrarsi oltre nella fisica  c’è da dire che “questa nuova prospettiva potrebbe innescare una rivoluzione nella nostra comprensione dell’Universo primordiale. In particolare, questi risultati offrono una nuova chiave di lettura per le teorie precedentemente formulate sulla fase iniziale di espansione esponenziale dell’universo, in particolare quelle dello scienziato russo Alexei Starobinsky. Inoltre, potrebbero favorire la ricerca di una più generale teoria di gravità quantistica. 

Nel perseguire questa ricerca padre Gionti e don Galaverni stanno seguendo le orme di tanti altri scienziati cattolici. Si pensi ad esempio come nel XVII secolo p. Giovanni Battista Riccioli e Francesco Maria Grimaldi eseguirono i primi studi di precisione della gravità. Cronometrando gli oggetti in caduta libera dalla Torre degli Asinelli a Bologna determinarono con precisione l’”accelerazione dovuta alla gravità” o “g”. Oppure come nel secolo scorso il belga p. Georges Lemaître, lavorando sulle idee di Einstein, sviluppò la teoria che oggi è conosciuta come “ teoria del Big Bang”. Le idee di Lemaître furono in seguito confermate dalle osservazioni dell’astronomo americano Edwin Hubble, la relazione che descrive la velocità di recessione delle galassie si chiama infatti “legge di Hubble-Lemaître””.

Insomma chi dice che scienza e fede sono in contrasto e la attività della Specola ne è un illustre esempio.

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