Il Card. Versaldi: "Il Papa vuole le riforme"

Il Cardinale Giuseppe Versaldi, Prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica
Foto: Marco Mancini - Acistampa
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Al termine della conferenza stampa in Vaticano su un convegno promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, il Cardinale Prefetto Giuseppe Versaldi si è intrattenuto con un piccolo gruppo di giornalisti per commentare le ultime vicende accadute in Vaticano in riferimento anche ai tempi in cui il porporato ricopriva l’incarico di Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.

Ecco la breve conversazione:

Io ho lavorato con Monsignor Balda prima che lui fosse trasferito alla COSEA. La COSEA aveva una autonomia ed io non avevo più né desiderio né possibilità di interloquire. Da lì in avanti non ho più capito che parabola abbia avuto: come voi sono spettatore di questa infelice e drammatica conclusione per lui e per la Chiesa perché la grande responsabilità che il Papa ha dato a queste persone doveva essere coniugata con un servizio rispettoso della volontà del Papa. Il Santo Padre ha voluto questa riforma, io l’avevo iniziata già con Papa Benedetto XVI poi ha preso giustamente una accelerazione e anche un cambiamento di persone necessario, perché quando uno vuol cambiare non può prendere le persone che c’erano prima. Il Papa ha provveduto a queste cose e non capisco lo scopo di voler rendere pubblico anche ciò che era riservato, è quasi una mancanza di fiducia sulla volontà del Papa di riformare e invece lui vuole fare queste riforme! Quello che mancava in Vaticano da quando sono arrivato io è l’idea più moderna dell’economia, una concezione veteroeconomica. Quando ho cominciato nel 2011, cercare di controllare è stato visto come una mancanza di fiducia anziché come una collaborazione per sollevare anche da responsabilità individuali anche perché una persona può sbagliare in buona fede. Il controllo ha trovato un certo clima di difesa, ma non in malafede. I casi di malaffare si contano sulle dita di una mano. È proprio l’idea di un controllo non come sfiducia, ma come aiuto che deve entrare e quando non entra c’è un ritardo nei tempi di attuazione di quello che è normale in qualunque istituzione moderna. La Chiesa è riformabile, è un processo di modernizzazione: siamo costretti dagli accordi internazionali, c’è un clima che è cambiato. Io non vedo forti resistenze. E’ un processo progressivo e non capisco lo scipo di voler drammatizzare con queste pubblicazioni che danno un quadro solamente negativo e non è così. Io non sono in grado di capire se queste informazioni siano state vendute o meno. Le indagini faranno il loro corso. Io penso che non sia stato un aiuto. Non posso conoscere e valutare le intenzioni, razionalmente non vedo una motivazione: il cuore umano è un mistero. La signora Chaoqui io non la conoscevo, non l’ho vista operare. Non ha mai lavorato con me. Cosa pensavo? Con il senno di poi quello che pensano tutti. Penso che se ne sia approfittata. Lei ha la sua linea difensiva ed io non voglio entrare in queste cose.

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