Il Cardinal Sandri, l'ecumenismo per l'Iraq in crisi

Il Cardinal Sandri celebra Messa in Iraq
Foto: ilsismografo.blogspot.it
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Più comunione tra le Chiese, per rispondere al momento di crisi dell’Iraq. Il Cardinal Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, termina (o “completa,” come preferisce dire lui) oggi il viaggio in Iraq con un indirizzo di saluto alle agenzie della ROACO che si riuniscono ad Erbil. In agenda, il coordinamento degli aiuti alla popolazione irachena, mentre arriva il caldo torrido dell’estate e si deve trovare per i profughi una soluzione che permetta loro una vita più degna e meno disagevole.

Dopo una serie di incontri istituzionali a Baghdad, il Cardinal Sandri è arrivato a Erbil, è stato a Duhok, ha visitato i profughi, ha toccato con mano le loro storie, pagine di “vero Vangelo.” “In particolare ricordo due anziane – sottolinea -  una musulmana e una cristiana, nella casa Bayt Anya a Baghdad e ieri a Duhoq, che quasi cieche e immobili a letto, non hanno declamato le loro sventure ma hanno parlato per benedire Dio e chiedere benedizioni per sé e i propri figli.”

Sono le Chiese soprattutto a reggere l’impatto dei profughi, e non si sa quanto a lungo ce la faranno: è un compito particolarmente impegnativo, in una emergenza continua. Sottolinea il Cardinal Sandri: “Soprattutto il momento di prova che l'Iraq sta vivendo chiede una comunione ancor più profonda tra le Chiese, ed auspico che ciò avvenga tra quella caldea e siro-cattolica, che sono maggioritarie, e tra loro e quelle più piccole.”

A conclusione del suo viaggio, il Cardinal Sandri tratteggia luci e ombre. Luci, come quella della luna che “sorgeva all’orizzonte mentre stava finendo la Divina Liturgia a Erbil,” ma anche ombre, quella dei crateri del suolo lunare, così come le valli e le pianure “come quelle che ho visto andando a Duhoq.”  

Racconta il Cardinal Sandri: “In questi giorni non sono stati pochi i segni di luce che ho potuto vedere nelle Chiese dell'Iraq: le liturgie, i canti, l'affidamento a Maria, ma soprattutto lo splendore della carità, con le opere ordinarie e con quelle legate alle diverse forme di accoglienza e assistenza pastorale agli sfollati e ai perseguitati.” E poi, “la dedizione eroica di tanti preti che sono davvero pastori buoni che non scappano e sono rimasti accanto al loro gregge; sono commosso per la comunione profonda che anticipa ogni discussione teologica, pur necessaria, e ogni altro accordo ecumenico, quando preti di diverse chiese cristiane si vogliono bene e insieme organizzano insieme a laici impegnati le attività di assistenza per gli sfollati, o curano i percorsi formativi nelle scuole e nelle parrocchie.” Infine, il lavoro delle agenzie della ROACO, la Riunione delle Opere di Aiuto alla Chiesa Orientale.

Però poi ci sono le ombre, a partire dalla “tentazione di essere autoreferenziali” fino “alle impazienze e allo stile un po' lamentoso che talora potrebbe diventare dominante, se non addirittura ad accuse ai fratelli che affiorano sulle nostre labbra.” Spiega il Cardinale che ci si può sentire impotenti, ma è “una sensazione ce va vinta, perché il Signore é con noi e dobbiamo chiedere sempre a Lui di ricordarci che se la barca della Chiesa é sbattuta dalle onde della tempesta.”

Il Cardinal Sandri mette in guardia dal rischio di “volere la verità mancando di carità, oppure di fare apparentemente la carità senza trasparenza e senza verità,” e aggiunge: “Tutti voi siete membri dei Sinodi delle rispettive Chiese patriarcali: insieme ai patriarchi e in comunione con loro cercate di far si che il corpo ecclesiale cresca con la collaborazione di ogni giuntura.”

Il Prefetto chiede a tutti di non farsi prendere da “alcuna forma di isolamento o autoreferenzialità, ed invito a valorizzare sempre più l'assemblea dei Vescovi cattolici dell'Iraq e quella in cui vi radunate con i confratelli delle Chiese Ortodosse orientali. Non accada infatti che la logica della maggioranza e minoranza che sta facendo tanto male al paese possa avere un qualche risvolto anche entro i confini ecclesiali.” 

Con questo invito alla comunione, il Cardinal Sandri lascia l’Iraq dopo una settimana di intensa missione. Tra i suoi incontri, quello con il ministro degli Esteri iraqheno Haidan al Abadi, il quale ha ufficialmente invitato – tramite il cardinale – il Papa a visitare l’Iraq.

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