Il Cardinale Bassetti: “Don Puglisi è un gigante della fede, esempio vivo che trionfa"

Il Cardinale Gualtiero Bassetti
Foto: Arcidiocesi di Perugia
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“Sono veramente commosso di essere qui questa sera, perché don Pino è stato un volto a me caro e persino familiare. L’ho conosciuto personalmente fra gli anni Settanta e Ottanta. Ero rettore del Seminario di Firenze e responsabile del Centro regionale per le vocazioni. Ci vedevamo agli incontri nazionali. Ne ricordo ancora il suo sorriso, il suo sguardo, la sua dedizione totale al Signore. Già allora si percepiva che era un gigante della fede. Percorreva altre strade rispetto a tutti noi”. E’ questo il pensiero affettuoso del cardinale Gualtiero Bassetti, nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana.

Tutta Palermo, questi giorni, si è riunita per commemorare il prete che ha provato a combattere la mafia.

Con malinconia e devozione il cardinale ripercorre la vita di Don Puglisi durante la veglia di preghiera in piazza Anita Garibaldi, a Palermo, luogo dell’agguato del prete più amato dai palermitani. Sono trascorsi 24 anni da quel martirio. Era il 15 settembre del 1993. Il cardinale Bassetti commenta: “Don Pino ha dato, senza alcun dubbio, la vita per i propri amici. E chi sono stati i suoi amici? I suoi amici siete stati, per primi, voi palermitani. Mi ha sempre colpito come qui a Palermo don Pino Puglisi venisse chiamato “padre” e che lui stesso amava questo appellativo: “Padre Pino Puglisi”. Benché non fosse un religioso ma un sacerdote diocesano, tutti lo chiamavano “padre”. Ed egli è stato veramente un padre per moltissime persone: per i seminaristi, per i parrocchiani, per i poveri e soprattutto per i suoi giovani”.

Qui il cardinale si sofferma particolarmente: “I giovani erano il suo tesoro. Un tesoro da custodire e soprattutto da preservare dagli inganni suadenti e dalle scorciatoie promesse dai malavitosi. In una terra di miseria e disoccupazione, Puglisi intuì, come don Milani, che era fondamentale fornire dignità ai poveri partendo dall’educazione”.

Don Puglisi era padre e prete. Un prete delle periferie: “Egli era un prete che abitava il territorio – continua il Presidente della CEI - Abitava le periferie, viveva le frontiere. In quelle frontiere, che oggi sono troppo spesso al centro delle polemiche, don Pino invece viveva quotidianamente per stare accanto ai poveri e ai disperati e prendersi cura di loro. Abitava la frontiera senza paura. Anzi, egli è stato un prete che faceva paura alla mafia perché predicava l’amore e smascherava ciò che si celava dietro al codice d’onore mafioso”.

Un’ esecuzione fredda “compiuta in odio alla fede”. Cosi la definisce il cardinale Bassetti: “Perché, come ammise uno dei suoi killer, era diventato una “spina nel fianco” del sistema malavitoso. Con le sue prediche prendeva i ragazzini e li toglieva dalla strada. È stato ucciso, dunque, per la sua attività pastorale. Una “felice colpa” che nel maggio del 2013 lo ha fatto diventare beato e martire. È stato detto che don Pino è il martire della mitezza. Una persona che ha continuato a testimoniare Cristo senza lasciarsi scoraggiare dall’irruzione del male che ogni giorno si avvicinava di più alla sua persona. Non ha risposto con il male all’odio che gli veniva annunciato. Ha continuato a dare testimonianza nella quotidianità”.

Per il Cardinale Bassetti, Don Puglisi è un “esempio vivo che trionfa”: “Egli è morto, eppure il suo esempio è vivo. Tuttavia, non dobbiamo correre il rischio di trasformare il beato Puglisi in un santino, un nome da richiamare qualche volta magari per sentirci con la coscienza a posto. Don Pino, infatti, ci parla ancora oggi dal cielo. E ci dice molte cose”.

Conclude infine il nuovo Presidente della CEI: “Con la mafia non si convive. Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto ne alcun deprecabile inchino”.

 

 

 

 

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