Il Cardinale Bassetti ricorda Livatino: "Mafia e Vangelo non possono convivere"

Domenica il magistrato ucciso dalla mafia nel 1990 sarà proclamato beato

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Domenica prossima “il giovane magistrato assassinato dalla stidda agrigentina verrà proclamato beato perché ucciso in odio alla fede. Una beatificazione che avviene in una ricorrenza di grande significato: il 9 maggio del 1993 papa Giovanni Paolo II nella messa celebrata nella Valle dei Templi lanciò un durissimo monito contro la mafia colpevole di calpestare il diritto santissimo di Dio e di uccidere vite innocenti. Ancora oggi sento vibrare nel mio cuore quel grido rivolto ai mafiosi con cui concluse la sua omelia: Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. Così il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, intervenendo alla presentazione del docufilm sulla vita di Rosario Livatino.

La malavita organizzata - ha ricordato il porporato – non è una criminalità comune ma è un’organizzazione feroce e, al tempo stesso, una forma di ateismo che si colora di tinte neopagane e di blasfeme citazioni cristiane. La malavita è inequivocabilmente fonte di morte: morte della società, morte del territorio, morte dell’anima delle persone. Le organizzazioni criminali per realizzare i loro progetti creano un clima di paura che sfrutta la miseria e la disoccupazione, la disperazione sociale e l’assenza della certezza del diritto. Proprio per questo è assolutamente necessaria la presenza dello Stato. Una presenza forte, autorevole e soprattutto educativa. Come quella di Rosario Livatino”.

“Rosario Livatino – ha aggiunto il Cardinale Bassetti - è stato un appassionato difensore della legalità e della libertà di questo Paese. Un autentico rappresentante delle istituzioni che è riuscito a incarnare la certezza del diritto e anche la cultura morale dell’Italia profonda: di quell’Italia che non si arrende alle ingiustizie e alle prevaricazioni, e che non cede agli ignavi e a coloro che si adeguano allo status quo: anche quando lo status quo è rappresentato dalla mafia. Senza alcun dubbio, Rosario Livatino è stato un piccolo e giovane uomo ma, al tempo stesso, è stato un gigante della verità. Un uomo che ha incarnato il Vangelo delle Beatitudini”.

Con la mafia – ha concluso il presidente della CEI - non si convive! Fra la mafia e il Vangelo non può esserci alcuna convivenza o tantomeno connivenza. Non può esserci alcun contatto né alcun deprecabile inchino”.

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