Il Cardinale Bassetti: "Triste quel Paese che non progetta futuro"

Il Presidente della Cei al Meeting di Rimini lancia l'allarme sulla condizione dei giovani italiani

Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Grido di allarme del Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nel suo intervento al 40° Meeting di Rimini. Secondo l’Arcivescovo di Perugia “più di ogni ideologia politica, le giovani generazioni rischiano di essere attratte da un materialismo nichilista senza alcuna cura verso l’altro che sta nella sofferenza e senza uno slancio autentico verso il futuro”.

“Da ormai molti decenni nel discorso pubblico - ha denunciato il porporato - è usuale parlare dei giovani attraverso un linguaggio denso di retorica e buoni sentimenti, ma con poca attenzione alla vita concreta dei ragazzi e soprattutto con un discutibile senso di responsabilità verso di loro. Quando parlo di vita concreta mi riferisco ovviamente ad una vita piena in cui la dimensione spirituale ha un peso importante”.

Ho la netta sensazione che il nostro Paese - ha aggiunto ancora il Cardinale Bassetti - non riesca minimamente a valorizzare i talenti, le capacità e le attitudini dei nostri giovani. I giovani che io conosco sono infatti giovani ricchi. Anzi, ricchissimi. Non di denaro ma di talenti. Nella maggioranza dei casi, però, questi talenti non vengono riconosciuti. Rimangono sepolti nel deserto o nella palude della nostra società”.

Oggi - ha concluso - “in moltissimi casi ci troviamo di fronte a delle persone che vivono un profondo non senso esistenziale perché non riescono ad intravedere il futuro. È triste quel Paese che non sa dare speranza ai propri figli! È triste quel Paese che non sa progettare il futuro, che non riesce a sanare le ferite della propria storia. In questi anni, ho incontrato e conosciuto moltissimi ragazzi che hanno voglia di mettersi in gioco, che hanno desiderio di mostrare le proprie capacità e di applicare quello che hanno studiato, ma hanno perso la speranza di trovare un ruolo e un posto in questa società avida e arida. Hanno perso la speranza di trovare un lavoro degno che non sia fatto solo di precarietà e umiliazioni quotidiane”.

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