Il Cardinale De Donatis: "Dobbiamo ascoltare lo Spirito Santo"

Secondo il Vicario di Roma "ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli vanno insieme, sono inseparabili"

Il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Dobbiamo "ascoltare lo Spirito Santo; Egli ci dona il coraggio di camminare in avanti accettando di attraversare lo squilibrio, in vista di una nuova e più evangelica “forma di Chiesa". Lo ha ribadito il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, incontrando i sacerdoti dei diversi settori della Diocesi.

"Un certo individualismo autosufficiente - ha osservato il porporato - ha radici profonde dentro di noi, è una malattia pervasiva. Per di più abbiamo bisogno di affinare la dimensione contemplativa dell’ascolto: scoprire la presenza e l’azione dello Spirito anche negli altri che sono lontani dalla Chiesa, e nelle vicende della storia sapendo leggere i segni dei tempi. È necessaria una certa attitudine del senso della fede per sapere discernere e riconoscere l’opera di Dio".

"L’ascolto - ha poi spiegato il Vicario di Roma - è già annuncio. Ascolto della Parola di Dio e ascolto dei fratelli vanno insieme, sono inseparabili. Quindi, dobbiamo insistere sull'ascolto. Il rischio infatti è di ripetere le cose che abbiamo sempre fatto, anche nell'evangelizzazione, senza chiederci più se il Signore ce le chiede ancora, se sono davvero necessarie per la testimonianza evangelica oggi. Non possiamo troppo frettolosamente concludere di aver già ascoltato, di aver già capito questo tempo e i nostri contemporanei. Il mondo è cambiato".

In vista del cammino sinodale poi il Cardinale De Donatis ha ricordato che come Chiesa si dovrà "camminare insieme con il Signore verso il regno, il suo essere unità di diversi, con le vocazioni e i compiti propri a ciascun soggetto ecclesiale, senza escludere da questo cammino la gente in mezzo alla quale vive".

Infine l'appello - ricalcando le parole del Papa - a "riconoscere i miserabili e vivere in comunione con loro" lasciandoci "evangelizzare da loro. Lasciare che operino in noi quella ri-comprensione di noi stessi che la loro richiesta di riconoscimento opererà in noi. È proprio nelle persone povere, deboli, umiliate, che possiamo riconoscere più chiaramente questa forza di novità e di carità che viene dal Signore".

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