Il cardinale Piacenza: Facciamo memoria del sangue dei martiri

Una chiesa devastata dall'ISIS
Foto: ACS
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“Facciamo memoria, questa sera, del sangue dei martiri cristiani, versato per la violenza degli uomini e il peccato nel mondo. Come sostiene Papa Francesco, anche il silenzio e l’omertà sono peccato!”

Con questo parole il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere maggiore e Presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che soffre, ha spiegato la iniziativa della “ Fontana di Trevi in Rosso”, il rosso del sangue dei martiri, per ricordare le vittime delle persecuzioni.

Il sangue del martirio è sangue di salvezza certo, ma la domanda dell’uomo per la Ininterrotta scia di sangue che attraversa la storia umana è sempre più forte: “Che senso può avere questa drammatica scia di sangue? Che Dio è un Dio che lo permette?”.

Spiega il cardinale: “Centro del cosmo e della storia è Cristo e il suo sangue versato sulla Croce, il suo sangue sgorgato dal costato trafitto dalla lancia, ha il potere di cambiare completamente, per sempre e per tutti, il significato della sofferenza. Certamente il male rimane male e, in tale senso, è sempre assolutamente esecrabile, da evitare e da combattere strenuamente con il bene, con tutte le forze che ogni uomo di buona volontà ha a disposizione”.

Il cardinale Piacenza ha ricordato come “in questi ultimi decenni, giustamente impegnati nel prezioso tessuto del dialogo interreligioso ed interculturale, abbiamo cercato varie strade per incontrare l’altro: qualcuno ha sostenuto che si potesse essere cristiani anonimi; altri che il cristianesimo fosse una delle possibili vie – e non “la” Via per incontrare Dio. Umilmente ritengo - ha detto il cardinale- che i martiri cristiani, e con essi tutti i cristiani, esercitino una vera e propria espiazione vicaria, per Cristo, con Cristo e in Cristo, a favore di tutti gli uomini! Ed è per questo che, mentre ci stringiamo attorno ad essi e ne piangiamo con le famiglie la morte violenta, innalziamo a Dio un inno di lode per questi fratelli entrati nella gloria del Paradiso, con la palma del martirio tra le mani e cinti da una corona di gloria.

Siamo infatti certi che l’unica salvezza, che Cristo ci ha guadagnata sulla Croce, giunge oggi a noi anche attraverso di loro, poiché il cristianesimo ha una dimensione strutturalmente martirologica, che, lungi dall’annientarne l’effetto e la forza, lo irrobustisce e lo rende ancora più fecondo di fede, di amore e di futuro”.

La conclusione, oltre al grazie per la iniziativa, è una invocazione a Maria Santissima, “Regina Martyrum”, perché “sostenga la nostra quotidiana testimonianza nel martirio della pazienza, ci renda sensibili alle necessità di chi versa nel pericolo e ci prepari all’incontro supremo con il Redentore, che avverrà quando e come Dio vorrà”.   

 

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