Il centenario del PIO si conclude con la messa del Papa il 12 ottobre

Un momento del Convegno
Foto: PIO
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Una anno di celebrazioni e convegni che culminerà con il 12 ottobre con la messa celebrata da Papa Francesco nella basilica di Santa Maria Maggiore. Il Pontificio Istituto Orientale celebra i cento anni anche con un Convegno su “Identità di una missione futura, tra passato e presente” .

Il cardinale Sandri,Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali e Gran Cancelliere del PIO, nella prolusione del convegno ha ripercorso “alcune tappe nel breve scorcio di poco più di un secolo: quello che ha rappresentato la Lettera Orientalium Dignitas Ecclesiarum di Papa Leone XIII, con il superamento della praestantia ritus latini, proclamata da Papa Benedetto XIV due secoli prima, la creazione della Congregazione e del Pontificio Istituto da parte di papa Benedetto XV nel 1917, il decreto del Concilio Ecumenico Vaticano II Orientalium Ecclesiarum, il lungo cammino che ha portato alla promulgazione del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali nel 1990, la Lettera Orientale Lumen di san Giovanni Paolo II nel 1995, il testo Pontificia Praecepta de clero uxorato orientali del giugno 2014 da parte di Papa Francesco".

"E dentro questi grandi passaggi, alcuni davvero epocali - ha proseguito il Cardinale - la vita quotidiana delle nostre Chiese, attraverso i volti e le storie di Pastori e fedeli, spesso eroici nel portare avanti la testimonianza cristiana in contesti segnati da molteplici difficoltà, dentro le stesse comunità e con i pericoli che le hanno insidiate e le insidiano dall’esterno”.

Il cardinale ha ricordato le parole di Benedetto XV:  “Questa iniziativa – la creazione della Congregazione, ndr, ma lo stesso dicasi anche del PIO – dimostrerà manifestamente come nella Chiesa di Gesù Cristo – la quale non è né latina, né greca, né slava, ma cattolica – non esiste alcuna discriminazione tra i suoi figli e che tutti, latini, greci, slavi e di altre nazionalità hanno tutti la medesima importanza di fronte a questa Sede Apostolica”.

Del resto ha detto il cardinale “nel disegno provvidenziale di Dio, che il sangue effuso dai martiri cristiani di ogni confessione in questi ultimi anni – basti pensare all’Egitto – ha generato un ecumenismo che ha anticipato nel sacrificio la piena unità che non è stata ancora raggiunta nel travagliato e dovuto dibattito teologico delle rispettive commissioni”. Poi tre figure simbolo: “Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico, ex alunno, che ha più di una volta ha ricordato gli anni dei suoi studi qui. Pensate cosa significa questo se vediamo nell’oggi il suo continuo abbraccio con Papa Francesco nel Santo Sepolcro a Gerusalemme, nei Giardini Vaticani per pregare per la pace in Israele e Palestina, sull’isola di Lesvos con i rifugiati e al Cairo all’Università di Al-Ahzar e nella cattedrale copto-ortodossa”. Poi “Vincenzo Eugenio Bossilkov, passionista, vescovo di Nicopoli in Bulgaria e martire per la fede cattolica sotto il regime comunista. Anch’egli ex alunno del Pontificio Orientale, rappresenta idealmente il capofila di tanti che hanno portato a compimento lo studio dei testi e delle fonti, nello studium Christi, cioè nella passione per Cristo, giunta fino all’effusione del sangue”.

E infine “il Beato Alfredo Ildefonso Schuster, primo rettore di questo Pontificio Istituto Orientale, monaco benedettino e studioso, poi chiamato alla responsabilità pastorale della diocesi dei Santi Ambrogio e Carlo a Milano. Anche la sua intercessione protegga i padri Gesuiti, Superiori e i docenti, che oggi preparano molti di coloro che saranno chiamati ad essere responsabili delle Chiese di domani”.

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