Il coraggio antinazista non violento del Beato Rupert Majer

Il Beato Rupert Majer
Foto: Gianluca Giorgio
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Il Cristo nel corso della Sua esistenza terrena ci ha lasciato come memoriale la concezione che la vita del cristiano non sia una facile passeggiata lungo i boschi nel pomeriggio di una buona domenica ma un lavoro costante e coerente di volersi prendere carico della esistenza e seguire più da vicino il suo esempio.

Ciò è presente in tutte le vite dei santi ed anche in quelle di quegli uomini che si pongono sulla nostra strada come esempio.

Un uomo allegro, profondo ottimista ma anche pronto a difendere i valori cristiani in un periodo storico particolarmente cruciale per il mondo nella Germania hitleriana: è il padre gesuita Rupert Mayer (1876-1945). 

Questo religioso della Compagnia di Gesù era un giovane sacerdote ed ex decorato della prima guerra mondiale che aveva perso una gamba per assistere sul fronte i propri uomini e si opporrà, con le parole e con le opere, all'avvento della ideologia imperante nella sua terra per poter portare avanti il messaggio evangelico. Ma più che un discorso eminentemente politico ciò che interessava al padre Mayer era garantire la libertà di coscienza e religiosa della sua gente. 

Non parteciperà a nessuna azione specifica di lotta nè tanto meno favorirà la violenza avendo come armi solamente la preghiera e l'assistenza a tutti i coloro che si avvicinavano alla sua porta. Del resto, annunciare con coerenza il Vangelo, come spesso ripete il Santo Padre Francesco consiste nel farsi piccoli ben sapendo di rappresentare qualcosa di grande, ovvero il Cristo. E padre Mayer farà niente di più e niente di meno che questo: assisterà i poveri, conforterà chi a lui si rivolgeva ed accoglierà tutti col suo immancabile sorriso di chi sa cosa sta facendo.  

Verrà imprigionato in più occasioni: nel 1937 a Monaco nella prigione dello Standelheim ed un'altra volta in quella del Landsberg. Infine, per impedirgli di predicare, verrà confinato nell'abbazia di Ettal dal 1940 fino al maggio del 1945. In uno dei momenti più critici della sua esistenza non perdendo la sua abituale serenità ed allegria scriverà questa preghiera: "Signore, ciò che Tu vuoi io accetto;e quel che Tu vuoi, per me è guadagno; basta che io sia tuo. Signore, perchè Tu lo vuoi, è bene; e perché Tu lo vuoi, io ho coraggio. Il mio cuore riposa nelle tue mani!".

Morirà il 1 novembre 1945 per un attacco apoplettico mentre stava celebrando la Messa ripetendo solamente le parole “Il Signore..il Signore”. Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1987, Papa Wojtyla ne visiterà la tomba additandolo come modello. Il suo corpo riposa nella chiesa di San Michele a Monaco ed il suo spirito nel cuore di tutti i cristiani di buona volontà che pregano e soffrono per portare il Regno dei cieli in mezzo a noi.

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