Il "dopo" e la speranza cristiana, a colloquio con il cardinale Camillo Ruini

Il cardinale Camillo Ruini durante il colloquio con Aci Stampa
Foto: Marco Mancini/ Aci Stampa
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C’è un dopo? La morte e la speranza. É il titolo di un libro del cardinale Camillo Ruini che pone senza riserve la questione del “dopo”. Un saggio edito da Mondadori che coinvolge il lettore fin dalle prime righe. Aci Stampa ha avuto la opportunità di parlarne con l’ Autore, che per anni è stato Vicario del Papa per la diocesi di Roma e presidente della conferenza episcopale italiana, studioso e scrittore. Vi proponiamo la prima parte del colloquio.

 

Iniziamo dal titolo. C’è un dopo, un libro che si rivolge non solo ai cristiani quindi?

Certamente, è un libro che si rivolge a tutti. E cerca di non essere un libro tecnico perché lo possano leggere anche coloro che non hanno fatto studi teologici.

Ci sono molti racconti personali nel libro, del suo lavoro pastorale, con episodi che danno lo spunto alle spiegazioni che vengono dopo. Quindi nello scrivere il libro c’era l’idea di dare un tono molto personale o da saggio?

Il libro non è un saggio nel senso stretto, potremmo dire che è un saggio con aspetti personali. In realtà è frutto dei miei studi, della mia esperienza di vita e anche della mia situazione attuale, di persona molto anziana per la quale l'aldilà diventa particolarmente vicino. Ma è anche frutto del mio desiderio di rendere partecipi i lettori della speranza cristiana. Quindi è anche un libro di testimonianza. Il libro ha una struttura logica con due parti fondamentali. La prima è un aiuto a convincerci che c'è un dopo: si tratta dei primi cinque capitoli, fino alla risurrezione di Cristo. Poi si dice in che cosa consista questo dopo. Quindi una prima parte che motiva la speranza in un dopo e la seconda che ne offre i contenuti.

Nella prima parte ci sono molti riferimenti a temi di bioetica legati alla morte. Ha voluto presentare questi temi per renderli alla portata di tutti?

Non direi, il libro parla del dopo, mentre la bioetica riguarda l'etica della vita in questo mondo. Finita la vita terrena finiscono anche i problemi di bioetica.

Nel libro ci sono moltissime citazioni di autori i più diversi e lontani tra loro. Da Terzani a Schopenauer. L’ìdea è quella di raccontare tutto quello che c’è sull’argomento?

Ho cercato di individuare quegli autori che, in un modo o nell'altro, hanno inciso e incidono sulla mentalità comune, hanno fatto cultura. Per esempio Tiziano Terzani, o anche Steve Jobs che per tanti è una specie di oggetto di culto: ho scelto questi due come persone molto diverse tra loro che però hanno in comune di rappresentare una mentalità naturalistica. Per loro con la morte l'uomo ritorna alla natura. Il soggetto umano si dissolve, non vi è una vita futura, un futuro personale, ma la vita dell'universo continua. Questo è oggi il modo di porsi davanti alla morte di una parte non trascurabile della popolazione.

Eminenza, ogni volta che si parla di speranza il pensiero va alla speranza cristiana, oggetto dell'enciclica Spe Salvi di Papa Benedetto XVI. Quanto ha influito il pensiero di Benedetto XVI nella stesura del suo libro?

Ha influito moltissimo, con l’enciclica Spe Salvi e ancor più con il libro Escatologia, che risale al 1977 ed è l'unico trattato teologico sistematico che Ratzinger abbia pubblicato. Poi è stato pubblicato di nuovo, con molte integrazioni, quando il cardinale Ratzinger era già diventato Papa.

E' stato proprio Papa Benedetto a chiederle di fare questo lavoro?

In certo senso sì. Avevo scritto con Andrea Galli l’Intervista su Dio. Nel febbraio 2014 andai a trovare il Papa emerito che mi chiese, inaspettatamente, di scrivere un altro libro perché il precedente era ben riuscito e utile per molta gente, che poteva trovarvi una riflessione seria sul problema di Dio, scritta in modo accessibile. Sul momento risposi che non me la sentivo, anche per l’età orami molto avanzata. Inoltre non sono tanti i temi di teologia sistematica che abbiano un interesse diffuso. La sera stessa però mi venne in mente che un tema di quel genere poteva essere la morte e il dopo, in linguaggio teologico i “novissimi” o l’escatologia. Era un argomento che avevo studiato a lungo, in due anni ho concluso il lavoro.

Due anni, un lavoro intenso...

Ho dovuto documentarmi nuovamente, perché non potevo limitarmi a quello che avevo letto trent’anni fa.

Lei ha deciso di affrontare anche l'escatologia dell'Islam, la reincarnazione secondo il buddismo, il confronto con altre religioni...

Sì, ma brevemente. Ho accennato all’escatologia delle due religioni non cristiane oggi più influenti. L'islam, con il quale è  in atto un grande confronto, e il buddismo, che per non pochi cristiani rappresenta l’alternativa religiosa più attraente.  Come ha scritto il cardinale Ratzinger, il buddismo, con le sue grandi capacità inclusive, si incontra in qualche modo con il relativismo oggi diffuso in Occidente.

 

 

 

 

 

 

 

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