Il giovane studente Karol Wojtyła raccontato da monsignor Marcel Uylenbroeck

Una testimonianza raccolta dal Centro di Documentazione e Studio del Pontificato di Giovanni Paolo II

Il Libretto dello studente Karol Wojtyła,
Foto: Centro di Documentazione e Studio del Pontificato di Giovanni Paolo II
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Wojtyła Carolus, ascriptus est in Angelicum”. E’ il  1947. La prima pagina del libretto universitario recante in alto a destra - ben evidente - la foto di quel giovane studente polacco che diverrà Papa Giovanni Paolo II, ci riporta indietro nel tempo. Veniamo catapultati in quegli anni romani che Wojtyła visse con intensità di studio presso la “Pontificia Università Angelicum” di Roma, retta dai Padri Domenicani. Ci sorprende lo sguardo di quella foto.

E’ lo stesso sguardo che diverrà, in seguito - per molti fedeli - quello di Dio su tutto il mondo. Gli occhi penetranti che scrutano l’obiettivo fotografico diverranno gli occhi di un pontefice che ha segnato in maniera indelebile la Storia del secolo scorso, entrando nel cuore del “popolo di Dio” e anche di molte persone lontane dalla Chiesa.    

Wojtyła scriverà una tesi su Giovanni della Croce: “Doctrina Fide apud S. Joannem a Cruce”, così recita il frontespizio. Appena giunto a Roma, venne ospitato dai Padri Pallottini in Via dei Pettinari, a pochi passi da Campo de’ fiori, la famosa piazza romana. Era il 15 novembre 1946. Troverà, poi, successivamente alloggio presso il Pontificio Collegio Belga in Via Quirinale 26.

C’è una curiosità che ci fa sorridere e che ci ricorda di come i piani di Dio siano davvero sorprendenti. Nell’ “Elenchus studentium in lectionibus” dell’università, troviamo la firma dell’allora professore di Spiritualità di Wojtyła, Paul-Pierre Philippe (Parigi, 16 aprile 1905 – Roma, 9 aprile 1984). Sarà creato cardinale da Paolo VI il 5 marzo 1973 e parteciperà come elettore nel conclave del 1978. Sarà fra gli elettori del Cardinale Wojtyła a Vescovo di Roma: i strani casi della Storia.

Ma come si svolgeva la giornata del giovane studente Wojtyła? Raccogliamo questa testimonianza di Monsignor Marcel Uylenbroeck, Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici dal 1969 al 1979: “Conobbi papa Giovanni Paolo II nel 1946, quando egli era un giovane sacerdote ed io studiavo a Roma. Per due anni ci trovammo abitare nella stessa casa, il Collegio Belga, poiché il metropolita di Cracovia – arcivescovo Adam Sapieha – aveva chiesto ai vescovi belgi di accogliere, presso il Collegio, due studenti della propria diocesi. Uno di loro era Karol Wojtyla che alcuni mesi prima era stato ordinato sacerdote”.

La testimonianza di Uylenbroeck, è stata raccolta dal “Centro di Documentazione e Studio del Pontificato di Giovanni Paolo II”, retto da padre Andrzej Dobrzyński. Luogo di memoria sulla figura del pontefice polacco, il Centro Studi è un vero scrigno di sorprese. Un’stituzione romana che conserva la memoria di molti oggetti, scritti e documenti del grande pontificato di Karol Wojtyla. Monsignor Marcel Uylenbroeck, in questo documento conservato nell’archivio del Centro Studi, ci racconta un inedito Wojtyla: “Non amava perdere tempo in dispute inutili o senza senso e preferiva dedicarsi allo studio. Ricordo che allora stava approfondendo soprattutto la teologia mistica di San Giovanni della Croce. Nei contatti diretti, lungo la strada per l’Università o al ritorno, intraprendeva liberamente argomenti pastorali, dottrinali o spirituali. Uomo di profonda preghiera, spesso si tratteneva, a lungo, da solo, nella cappella dinanzi al Santissimo Sacramento. Nei giorni dedicati al ricordo liturgico dei santi romani amavamo recarci, di mattina presto, nelle chiese in cui erano conservate le loro spoglie e celebrarvi la Santa Messa, uno dopo l’altro, prestandoci servizio a vicenda. A quell’epoca, infatti, non c’era ancora la concelebrazione”.

Ma vi è un'altra interessantissimo episodio di quel periodo. Ed è sempre Uylenbroeck a parlarne. La copia del testo è scritta in lingua francese, e non riporta una data precisa. Risale comunque ai primi mesi del pontificato di Giovanni Paolo II e quindi agli ultimi mesi di vita di Uylenbroeck. Parla dell’impegno costante del giovane studente polacco, futuro pontefice, per la pastorale innovativa degli operai e dei laici. Wojtyła, all'epoca, partecipava assiduamente ad alcuni incontri che avevano come oggetto tale pastorale. Gli incontri si svolgevano presso la Pontificia Università Gregoriana.

Ecco come Giovanni Paolo II, dopo molti anni, ricordò una delle conversazioni con Uylenbroeck che risale al periodo degli studi comuni: “Tema della nostra conversazione era la situazione creatasi in Europa al termine della Seconda guerra mondiale. Quel mio collega si espresse più o meno così: “Il Signore ha permesso che l’esperienza di un male quale il comunismo sia toccata a voi… E perché lo ha permesso?”. Alla domanda diede egli stesso una risposta che ritengo significativa: “Ciò è stato risparmiato a noi, in Occidente, forse perché non saremmo stati capaci di sopportare una simile prova. Voi invece ce la farete”. Questa frase del giovane fiammingo mi è rimasta impressa nella memoria. In qualche misura aveva un valore profetico. Spesso vi ritorno col pensiero e vedo sempre più chiaramente che quelle parole contenevano una diagnosi” (Memoria e identità, Milano 2005, p. 60-61).

 

 

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