Il Giubileo Diocesano: Reggio Calabria-Bova. Parla Mons. Morosini

L'Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Mons. Giuseppe Fiorini Morosini
Foto: Arcidiocesi Reggio Calabria - Bova
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Il viaggio di Acistampa tra le varie Diocesi italiane per la celebrazione del Giubileo della Misericordia a livello locale questa volta fa tappa nel Mezzogiorno. A rispondere alle nostre domande è l'Arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Monsignor Giuseppe Fiorini-Morosini.

Papa Francesco ha voluto che ogni Diocesi potesse celebrare a livello locale il Giubileo con l'apertura di una Porta Santa in ogni cattedrale. La Sua Diocesi come sta vivendo questo Anno Santo?

Lo stiamo vivendo con impegno cercando di far passare l’idea che la misericordia deve coniugarsi con la conversione di vita, altrimenti sarebbe come una sfida all’amore di Dio.

Come in tutte le altre parti abbiamo aperto porte sante nei luoghi più disparati, dalla cattedrale ai santuari, all’ospedale al carcere, sino ad una simbolica porta santa sulla riva del mare dove sbarcano numerosi immigrati.

Bella l’iniziativa della celebrazione per ogni zona pastorale della Diocesi, che sta dando buoni frutti di ripresa della fede.

Quali sono le iniziative messe in campo dalla Diocesi? Il Papa richiama spesso alle opere di misericordia. Come vi siete attrezzati per rispondere a questo appello?

Già da decenni operano in Diocesi diverse strutture di accoglienza per diversamente abili, anziani, ragazze madri, persone senza fissa dimora ecc.: ne stiamo potenziando i servizi. Abbiamo realizzato con Caritas diocesana e l’ufficio diocesano per i Migranti anche un coordinamento del volontariato per l’accoglienza degli immigrati. Particolare attenzione è prestata anche alle due case circondariali esistenti nella città di Reggio, dove periodicamente vado anche io per tenere agli ospiti alcune lezioni di educazione ai valori.

Laicato e giovani sono due realtà fondamentali per la vita della Chiesa. Come si stanno impegnando i laici e i giovani nella Diocesi in questo Anno Santo?

Accanto al tema del Giubileo in Diocesi questo anno lo stiamo vivendo anche all’insegna del tema della trasmissione della fede. Laici e giovani stanno riflettendo su nuove forme di evangelizzazione e i giovani, soprattutto, stanno cercando di dare maggiore pienezza formativa sui temi di fede ai loro incontri.

Che impulso sta dando e darà il Giubileo alla Sua Diocesi?  Il Giubileo quali segni lascerà alla vita della Diocesi?

Il Giubileo è caduto in un momento in cui la Diocesi stava rilanciando l’impegno formativo e di riscoperta della fede soprattutto in relazione alla testimonianza di vita. Proprio in questo anno pastorale è partito un nuovo progetto di evangelizzazione per la ricezione dei sacramenti, che stiamo cercando dio far passare come impegno primario di educazione alla fede dei ragazzi e giovani con le loro famiglie e poi come preparazione diretta ai sacramenti.

Credo sia proprio questo il segno che lascerà: riscoprire il mandato impegnativo della trasmissione della fede alle nuove generazioni.

Io personalmente sto continuando l’azione capillare di presenza lì dove posso, tra i giovani che si preparano alla cresima, al matrimonio, negli incontri delle famiglie. A loro sto portando il discorso dell’impegno a trasmettere la fede.

 

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