Il Museo Della Sindone, a Torino è finalmente riaperto

Gli studi sul Santo Sudario proseguono senza sosta

Il Museo della Sindonne
Foto: Ciss - Museo della Sindone, Torino
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Straordinari i documenti e le testimonianze custodite nel museo, non ultime due copie a grandezza naturale del Telo che riposa nel #DuomoDiTorino e che viene offerto alla contemplazione solo in occasione delle #Ostensioni volute dal #Papa a cadenza all’incirca decennale.

Lungo due percorsi, uno storico e uno scientifico, il #MuseoDellaSindone ricostruisce e spiega gli studi e le vicende occorse al Lino. Si tratta di un lenzuolo tessuto a spina di pesce di fattura fine, che per l’impronta in esso contenuta ha sicuramente accolto il corpo di un uomo morto per i supplizi patiti su una croce. Per le tante corrispondenze con il racconto dei Vangeli, potrebbe essere proprio il lenzuolo appartenente al corredo funerario di Cristo.

Ma al di là di tutto è proprio la formazione e l’origine dell’impronta che apre interrogativi tuttora irrisolti anche alla luce delle più avanzate acquisizioni scientifiche. Senza pregiudizi e con un taglio rigoroso si rende conto degli studi interdisciplinari sino a ora compiuti sul e attorno al Lino. Senza mai prendere posizione, lasciando ampia libertà di coscienza all’intelletto di chi si accosta al mistero. Certo è che al di là dei personali convincimenti, la #Sindone resta per tutti uno straordinario documento di sofferenza e anche un messaggio di riscatto oltre il dolore. La prova che l’amore vince sulla morte.

Il #MuseoDellaSindone, a Torino è riaperto

Intanto proseguono ricerche e dibattiti sulla sacra reliquia che è stata esposta anche durante la quarantena in Italia in forma virtuale sul web e in diretta tv.

In particolare la sindonologa Emanuela Marinelli ha scritto in un articolo come recentemente siano stati pubblicati da P. Di Lazzaro, A. C. Atkinson, P. Iacomussi, M. Riani, M. Ricci e P. Wadhams  due articoli scientifici che smentiscono la validità del test radiocarbonico condotto sulla Sindone nel 1988. “In un comunicato diffuso dal Centro Internazionale di Studi sulla Sindone di Torino lo scorso 8 settembre- ricorda la Marinelli- vengono riassunte le conclusioni in cinque punti:

1) Le datazioni dei pezzettini di lino in cui sono state suddivisi i campioni prelevati nel 1988 forniscono risultati non omogenei, come se i campioni provenissero da tessuti di età leggermente diverse tra loro.

2) L’età dei singoli pezzettini dipende in modo sistematico dalla loro posizione all’interno del tessuto. Questa relazione lineare e sistematica tra età apparente e posizione è anomala e inaspettata.

3) A causa delle anomalie non ha senso calcolare l’età media e quella calcolata dai laboratori di Oxford, Zurigo ed Arizona perde di significato.

4) Sono state individuate due possibili ragioni per la disomogeneità delle datazioni: la prima è una pulizia incompleta dei campioni, la seconda è la possibile presenza di aggiunte di tessuto dovute a riparazioni.

5) È stata infine proposta una serie di misure su campioni provenienti dalla Sindone già disponibili, in modo da non prelevare materiale dal telo sindonico. Tali misure consentirebbero di realizzare un protocollo operativo e di stabilire se e quale contaminazione possa aver prodotto la non omogeneità dei risultati. Queste analisi potrebbero essere dirimenti per valutare significatività e attendibilità di una nuova datazione della Sindone tramite la tecnica del radiocarbonio”.

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