Il Palazzo del Laterano, catechesi ed arte di Papa Sisto V che diede a Roma una nuova vita

L'apertura al pubblico degli Appartamenti del Laterano offre l'occasione per ristudiare la figura del Pontefice di cui si celebrano i 500 anni della nascita

Alcune immagini del Palazzo del Laterano,
Foto: AA- Acistampa
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I barbari che giungevano a Roma rimanevano stupefatti della grandiosità del Laterano, come racconta Dante nella Divina Commedia: “veggendo Roma e l’ardüa sua opra, stupefaciensi, quando Laterano a le cose mortali andò di sopra”. E qui il Sommo Popeta aveva ancora negli occhi l’ormai vecchio Patriarchio, ma anche la basilica e il battistero. 

Era la prima metà del 1300 quando Dante scriveva questi versi e il Laterano era di fatto abbandonato. Il Papa era ad Avignone da dove rientrò solo nel 1377 trasferendosi però nel Palazzo del Vaticano.

Un luogo che era stato centrale dai tempi di Costantino e per tutto il Medioevo rischiava di cadere per sempre nell’oblio. Eppure la basilica era, ed è , pur sempre la cattedrale di Roma, la Chiesa madre e il battistero il luogo dove “nasce la Chiesa” come è scritto al suo interno. Non era la prima volta però che il complesso del Laterano, che “stupefaceva” i barbari era caduto in abbandono. Lo aveva visto così nelle suo visioni San Francesco che propio per quello aveva voluto parlare con il Papa. 

Ci vollero altri duecento anni dopo il rientro a Roma perché un Pontefice decidesse di mettere mano al Laterano. Non solo e non tanto per la basilica, ma per il Palazzo, il Patriarchio. 

Sisto V, marchigiano, al secolo Felice Peretti, aveva ben chiaro che una necessaria profonda ricostruzione urbanistica della città di Roma avrebbe migliorato anche l’opera pastorale e caritativa. E così il “piano sistino” in 5 anni rimise la centro della città Maria e il Vescovo di Roma. 

Con il suo architetto Domenico Fontana tra il 1585 e il 1590 Sisto V di cose ne raddrizzò molte, tanto che i romani dissero: “ Papa Sisto che non perdona nemmeno a Cristo!” Dopo che che con decisione smascherò la truffa di un crocefisso che sanguinava. 

Ma sta di fatto che la sua urbanistica è ancora fondamentale per il centro di Roma, con le strade che partono a stella da Santa Maria Maggiore, con l’acquedotto Felice che ancora oggi è usato per l’irrigazione, con il completamento della cupola di San Pietro e con il nuovo Palazzo Lateranense. 

Erigerlo significava abbattere il complesso di edifici e cappelle che nei secoli avevano contornato il Patriarchio e che avevano stupito i barbari. Ormai si trattava di strutture cadenti e di mancanza di strade. 

Sisto V affida il tutto a Fontana che ripensa la piazza alle spalle della Basilica, verso Santa Maria Maggiore, libera il battistero da costruzioni ormai inutili e soprattutto costruisce un palazzo nuovo addossato alla basilica che sia la residenza del vescovo di Roma, ma soprattutto un luogo di catechesi attraverso gli affreschi e le opere d’arte che lo ornano.

Un palazzo che ancora oggi è uno dei più eleganti di Roma, e da oggi si può visitare il Piano Nobile con le opere d’arte e di catechesi. 

Si catechesi perché a questo servono gli affreschi delle grandi sale dell’ Appartamento Ufficiale. Dalla  più grande, quella che oggi chiamiamo della Conciliazione perché vi sono stati firmati i Patti Lateranensi, a quelle più piccole come la Sala di Elia dove gli affreschi raccontano la vita del profeta come immagine della dimensione profetica della Chiesa. E fino alla Sala degli Apostoli che indica proprio la missione della Chiesa, o la Sala degli Imperatori dedicata ai sovrani che custodirono la fede. 

Oggi i visitatori accompagnati dalle guide, le Missionarie della Divina Rivelazione, hanno bisogno di più spiegazioni di un tempo, quando l’arte era comunicazione. Ma il bello della visita al Palazzo è la comprensione di una epoca. Come quando si arriva all’appartamento privato del Papa. Semplice, austero, quasi monastico. Perché quello era il protocollo anche nel grandioso Rinascimento. 

E Felice Peretti, uomo che in soli 5 anni lasciò un segno indimenticabile a Roma, era un frate minore conventuale. Per lui la carità non era un contrasto con la grandiosità. Fu lui a proporre il cardinalato a San Filippo Neri, che voleva dire un aiuto per le sue opere di carità. Filippo non volle accettare per umiltà personale, ma il Papa lo aiutò lo stesso nelle sue opere. 

Per capire meglio la vita e la storia del Papa che volle il Palazzo del Laterano questo è l’anno giusto. Si celebrano i 500 anni della nascita di Felice Peretti, e le sue Marche, (era nato a Grottamare) gli hanno dedicato diverse iniziative e un bel sito con appuntamenti, storie, aneddoti. 

Il Vaticano ha ridato luce al Palazzo del Laterano, speriamo che in qualche prossima occasione Roma potrà ricordare la grande urbanistica del Papa che è sepolto a Santa Maria Maggiore. 

Per visitare il Palazzo Laterano e il complesso della Basilica basta prenotarsi. 

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