Il Papa: "Affidarsi a Dio non è una fuga dalla realtà"

Papa Francesco
Foto: L'Osservatore Romano - ACI Group
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“Il riferimento all’immagine di Cesare, incisa nella moneta, dice che è giusto sentirsi a pieno titolo – con diritti e doveri – cittadini dello Stato; ma simbolicamente fa pensare all’altra immagine che è impressa in ogni uomo: l’immagine di Dio. Egli è il Signore di tutto, e noi, che siamo stati creati a sua immagine apparteniamo anzitutto a Lui”. Lo ha spiegato il Papa, stamane, commentando il Vangelo domenicale nel corso dell’Angelus. 

Da questo ragionamento, ecco la domanda vera: “a chi appartengo? Prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio. È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai. E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel ri-conoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella ri-conoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l’immagine del suo Figlio amato, Gesù. E’ un mistero stupendo”.

Non bisogna - avverte Francesco - “contrapporre Dio e Cesare. L’affidamento prioritario a Dio e la speranza in Lui non comportano una fuga dalla realtà, ma anzi un rendere operosamente a Dio quello che gli appartiene. È per questo che il credente guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere la vita terrena in pienezza, e rispondere con coraggio alle sue sfide”.

Al termine dell’Angelus il Papa ha ricordato la beatificazione ieri a Barcellona di Matteo Casals, Teofilo Casajús, Fernando Saperas e 106 compagni martiri, uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola. “Il loro eroico esempio e la loro intercessione - ha detto il Pontefice  sostengano i cristiani che anche ai nostri giorni, in diverse parti del mondo, subiscono discriminazioni e persecuzioni”.

Francesco ha ricordato poi la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. “Esorto tutti  - ha aggiunto - a vivere la gioia della missione testimoniando il Vangelo negli ambienti in cui ciascuno vive e opera. Al tempo stesso, siamo chiamati a sostenere con l’affetto, l’aiuto concreto e la preghiera i missionari partiti per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono. Ricordo anche che è mia intenzione promuovere un Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019, al fine di alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice della Chiesa ad gentes. Nel giorno in cui ricorre la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, Papa missionario, affidiamo alla sua intercessione la missione della Chiesa nel mondo”.

Infine un appello per la pace nel mondo e in particolare in Kenya. “Prego - ha concluso il Papa - affinché tutto il Paese sappia affrontare le attuali difficoltà in un clima di dialogo costruttivo, avendo a cuore la ricerca del bene comune”.

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