Il Papa ai gesuiti in Svezia: la riforma è un processo che continua

Un momento della intervista
Foto: Antonio Spadaro SJ
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Le interviste di Papa Francesco ormai non sono più una rarità, ma certo quando sono fatte da suoi confratelli hanno un sapore in più di “famiglia”. Così dalla collaborazione tra riviste di gesuiti è nata quella pubblicata oggi da Civiltà Cattolica e da Signum, con anticipazioni su un quotidiano svedese ma non sull’Osservatore romano, alla vigilia del viaggio in Svezia.

Il Papa parla di voglia di “avvicinarsi” ai fratelli e sorelle “che vivono in Svezia”, riferito in particolare ai luterani, e racconta ampiamente dei sui contatti con il mondo luterano in Argentina, e anche da Papa a Roma, ma senza mai entrare nelle questioni dottrinali.

Parla di amici, rapporti umani, simpatie personali e dice che i cattolici possono riflettere sulle parole “riforma” e “Scrittura”. Riformare, dice, era l’intenzione originale di Lutero “Poi questo gesto — anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al cuius regio eius religio — è diventato uno “stato” di separazione, e non un “processo” di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perché la Chiesa è semper reformanda”. La seconda parola è “Scrittura”, la Parola di Dio. Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e Scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana. Mi vengono in mente adesso le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni”.

Poi aggiunge: “Personalmente credo anche che si debba spostare l’entusiasmo verso la preghiera comune e le opere di misericordia, cioè il lavoro fatto insieme nell’aiuto agli ammalati, ai poveri, ai carcerati. Fare qualcosa insieme è una forma alta ed efficace di dialogo”. Si scaglia, il Papa, contro il proselitismo e ricorda l’ecumenismo del sangue. Poi parla di Assisi, del terrorismo, anche quello delle chiacchiere, delle idolatrie contemporanee, dei cristiani in Medio Oriente e di molti temi a lui  consueti come il rapporto tra periferia e centro della Chiesa.

Francesco parla anche della fede, non averla significa per il Papa “non sviluppare adeguatamente una capacità di trascendenza. La strada della trascendenza dà posto a Dio, e in questo sono importanti anche i piccoli passi, persino quello da essere ateo ad essere agnostico”.

Arriva la domanda sui cattolici e Bergoglio dice: “Non si può essere cattolici e settari. Bisogna tendere a stare insieme agli altri. “Cattolico” e “settario” sono due parole in contraddizione. Per questo all’inizio non prevedevo di celebrare una Messa per i cattolici in questo viaggio: volevo insistere su una testimonianza ecumenica. Poi ho riflettuto bene sul mio ruolo di pastore di un gregge cattolico che arriverà anche da altri Paesi vicini, come la Norvegia e la Danimarca. Allora, rispondendo alla fervida richiesta della comunità cattolica, ho deciso di celebrare una Messa, allungando il viaggio di un giorno.

Infatti volevo che la Messa fosse celebrata non nello stesso giorno e non nello stesso luogo dell’incontro ecumenico per evitare di confondere i piani. L’incontro ecumenico va preservato nel suo significato profondo secondo uno spirito di unità, che è il mio. Questo ha creato problemi organizzativi, lo so, perché sarò in Svezia anche nel giorno dei Santi, che qui a Roma è importante. Ma pur di evitare fraintendimenti, ho voluto che fosse così”.

Poi ancora una riflessione sull’essere gesuita e sul il compito dei gesuiti in Svezia: “Bisogna avere il cuore inquieto e avere strutture, sì, ma inquiete”. E poi chi è Gesù per Bergoglio? “Gesù ha dato senso alla mia vita di qui sulla terra, e speranza per la vita futura. Con la misericordia mi ha guardato, mi ha preso, mi ha messo in strada… E mi ha dato una grazia importante: la grazia della vergogna”. E per gli eventi del 31 un pensiero: “Non restare chiusi in prospettive rigide, perché in queste non c’è possibilità di riforma”.

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