Il Papa al Te Deum: in questo anno abbiamo seguito Dio o il mondo?

I vespri della solennità della Madre di Dio a San Pietro
Foto: Alexey Gotovskiy/ CNA
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“La compagnia della misericordia è luce per comprendere meglio quanto abbiamo vissuto, e speranza che ci accompagna all’inizio di un nuovo anno”.

E la riflessione di Papa Francesco al termine del 2015 nella omelia pronunciata durante la liturgia dei vespri con il canto del Te Deum nella basilica vaticana.

Una occasione per  ripensare al tempo passato e dare lode al Signore, ma anche per dare un senso all’anno santo della misericordia.

“ Sentiamo - dice il Papa - che nella preghiera non basta solo la nostra voce. Essa ha bisogno di rinforzarsi con la compagnia di tutto il popolo di Dio, che all’unisono fa sentire il suo canto di ringraziamento. Per questo, nel Te Deum chiediamo l’aiuto agli Angeli, ai Profeti e a tutta la creazione per dare lode al Signore. Con questo inno ripercorriamo la storia della salvezza dove, per un misterioso disegno di Dio, trovano posto e sintesi anche le varie vicende della nostra vita di quest’anno trascorso”.

Alla luce della misericordia “Siamo interpellati a verificare se le vicende del mondo si sono realizzate secondo la volontà di Dio, oppure se abbiamo dato ascolto prevalentemente ai progetti degli uomini, spesso carichi di interessi privati, di insaziabile sete di potere e di violenza gratuita”.

Ma dobbiamo “focalizzare in modo particolare i segni che Dio ci ha concesso, per toccare con mano la forza del suo amore misericordioso”.

Certo, dice il Papa “non possiamo dimenticare che tante giornate sono state segnate da violenza, da morte, da sofferenze indicibili di tanti innocenti, di profughi costretti a lasciare la loro patria, di uomini, donne e bambini senza dimora stabile, cibo e sostentamento. Eppure, quanti grandi gesti di bontà, di amore e di solidarietà hanno riempito le giornate di quest’anno, anche se non sono diventate notizie dei telegiornali! Le cose buone non fanno notizia".

Bene nascosto dal male che sempre dominare perchè fa più rumore, ricorda il Papa come aveva fatto questa mattina con i Pueri cantores, “segni di amore” che  “non devono essere oscurati dalla prepotenza del male. Il bene vince sempre, anche se in qualche momento può apparire più debole e nascosto”.

E il pensiero del Papa va a Roma perché “l’impegno per recuperare i valori fondamentali di servizio, onestà e solidarietà permetta di superare le gravi incertezze che hanno dominato la scena di quest’anno, e che sono sintomi di scarso senso di dedizione al bene comune. Non manchi mai l’apporto positivo della testimonianza cristiana per consentire a Roma, secondo la sua storia, e con la materna intercessione di Maria Salus Populi Romani, di essere interprete privilegiata di fede, di accoglienza, di fraternità e di pace”.

Il Papa al termine della liturgia si reca nella piazza per sostare in preghiera davanti al Presepe.

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