Il Papa: "Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto?"

Angelus,Papa Francesco
Foto: Alexey Gotovsky/ACI group
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Nell’Angelus della seconda Domenica di Luglio,in Piazza San Pietro, Papa Francesco commenta la parabola della liturgia odierna tratta dal Vangelo di Luca, quella del “buon samaritano”.

“Essa – dice Francesco - nel suo racconto semplice e stimolante, indica uno stile di vita, il cui baricentro non siamo noi stessi, ma gli altri, con le loro difficoltà, che incontriamo sul nostro cammino e che ci interpellano. E quando gli altri non ci interpellano qualcosa in quel cuore non è cristiana”.

“Chi è il mio prossimo?”, viene chiesto da un dottore della legge nella parabola. E il Papa invita i fedeli a porsi queste domande : “Chi è il mio prossimo? Chi devo amare come me stesso? I miei parenti? I miei amici? I miei connazionali? Quelli della mia stessa religione?...”

Gesù  risponde con la parabola del buon samaritano e il Papa ne rammenta la storia: “Un uomo, lungo la strada da Gerusalemme a Gerico, è stato assalito dai briganti, malmenato e abbandonato. Per quella strada passano prima un sacerdote e poi un levita, i quali, pur vedendo l’uomo ferito, non si fermano e tirano dritto. Passa poi un samaritano, cioè un abitante della Samaria, come tale disprezzato dai giudei perché non osservante della vera religione; e invece proprio lui, quando vide quel povero sventurato, ne ebbe compassione, lo portò in un albergo e si prese cura di lui”.

“Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?” chiede Gesù al dottore della Legge e lui risponde “Chi ha avuto compassione di lui”. E qui Francesco commenta:  “In questo modo Gesù ha ribaltato completamente la prospettiva iniziale del dottore della legge – e anche nostra! –non devo catalogare gli altri per decidere chi è mio prossimo e chi non lo è. Dipende da me essere o non essere prossimo della persona che incontro e che ha bisogno di aiuto, anche se estranea o magari ostile”.

“Va’ e fa’ anche tu cosi!”, questo l’invito che il Papa chiede di ripetere ai presenti, come fece Gesù con il dottore della legge. “Bella lezione"!, aggiunge a braccio il Papa e continua: "Non solo parole, mi viene in mente quella canzone:"parole, parole parole..., no, fare opere buone. Mediante le opere buone – prosegue Francesco - che compiamo con amore e con gioia verso il prossimo, la nostra fede germoglia e porta frutto”.

“Domandiamoci – esclama il Pontefice - la nostra fede è feconda? Produce opere buone? Oppure è piuttosto sterile, e quindi più morta che viva? Mi faccio prossimo o semplicemente passo accanto? Sono di quelli che selezionano la gente secondo il proprio piacere? Queste domande è bene farcele spesso, perché alla fine saremo giudicati sulle opere di misericordia”.

Conclude Francesco: "Il Signore potrà dirci: Ti ricordi quella volta, sulla strada da Gerusalemme a Gerico? Quell’uomo
mezzo morto ero io. Ti ricordi quel migrante che nessuno voleva, ero io. Ti ricordi quei nonni soli nelle case di riposo che nessuno va a trovare, ero io....".

Dopo la recita dell’Angelus il Papa ricorda la ricorrenza odierna “Domenica del Mare”, a sostegno della cura pastorale della gente di mare. “Incoraggio – dice Francesco -  i marittimi e i pescatori nel loro lavoro, spesso duro e rischioso, come pure i cappellani e i volontari nel loro prezioso servizio”.

Infine un saluto particolamente speciale agli argentini presenti, Francesco scherzosamente esclama in lingua argentina: " Ho sentito alcuni miei connazionali, non stanno zitti, fanno chiasso...."

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