Il Papa: "Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile"

Il Papa torna nel Cortile di San Damaso per l'Udienza Generale. Oggi parla ai fedeli del combattimento della preghiera

Papa Francesco nel Cortile di San Damaso
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Il Papa torna nel Cortile di San Damaso per le Udienze Generali. Dopo un lungo stop a causa dell'emergenza sanitaria il Pontefice incontra nuovamente i fedeli. "Non è bello parlare davanti al niente, che bello riprendere questo incontro faccia a faccia! Che bravo Monsignor Sapienza, grazie per il suo coraggio, trovare la gente, trovare voi, ognuno con la propria storia, gente che viene da tutte le parti, vedere ognuno di voi mi fa piacere. Anche la gente che è lontana ma sempre si fa vicino. Portate il messaggio del Papa a tutti, e il messaggio del Papa è che io prego per tutti!", dice a braccio il Pontefice. Francesco oggi incentra la sua riflessione sul tema: “Il combattimento della preghiera”.

Per il Papa "la preghiera cristiana, come tutta la vita cristiana, non è una passeggiata”. "Nessuno dei grandi oranti che incontriamo nella Bibbia e nella storia della Chiesa ha avuto una preghiera comoda - commenta il Pontefice - Essa certamente dona una grande pace, ma attraverso un combattimento interiore, a volte duro, che può accompagnare periodi anche lunghi della vita. Pregare non è una cosa facile. Ogni volta che vogliamo farlo, subito ci vengono in mente tante altre attività, che in quel momento appaiono più importanti e più urgenti. Quasi sempre, dopo aver rimandato la preghiera, ci accorgiamo che quelle cose non erano affatto essenziali, e che magari abbiamo sprecato del tempo. Il Nemico ci inganna così".

Francesco spiega: "Tutti gli uomini e le donne di Dio riferiscono non solamente la gioia della preghiera, ma anche il fastidio e la fatica che essa può procurare: in qualche momento è una dura lotta tenere fede ai tempi e ai modi della preghiera. Il silenzio, la preghiera, la concentrazione sono esercizi difficili, e qualche volta la natura umana si ribella. Chi vuole pregare deve ricordarsi che la fede non è facile, e qualche volta procede in un’oscurità quasi totale, senza punti di riferimento".

I nemici peggiori della preghiera sono però dentro di noi. Francesco lo sa e rassicura: "Scoraggiamento dinanzi alle nostre aridità, tristezza di non dare tutto al Signore, poiché abbiamo molti beni, delusione per non essere esauditi secondo la nostra volontà, ferimento del nostro orgoglio che si ostina sulla nostra indegnità di peccatori, allergia alla gratuità della preghiera".

Cosa fare nel tempo della tentazione, quando tutto sembra vacillare? Il Pontefice consiglia in particolare gli "Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola" che sono un libretto di grande sapienza, che insegna a mettere ordine nella propria vita. Fa capire che la vocazione cristiana è militanza, è decisione di stare sotto la bandiera di Gesù Cristo e non sotto quella del diavolo, cercando di fare il bene anche quando ciò diventa difficile".

Papa Francesco conclude: "Nei tempi di prova è bene ricordarsi che non siamo soli, che qualcuno veglia al nostro fianco e ci protegge. Anche Sant’Antonio abate, il fondatore del monachesimo cristiano, in Egitto, affrontò momenti terribili, in cui la preghiera si trasformava in dura lotta. Il suo biografo Sant’Atanasio, Vescovo di Alessandria, narra che uno degli episodi peggiori capitò al Santo eremita intorno ai trentacinque anni, età di mezzo che per molti comporta una crisi. Antonio fu turbato da quella prova, ma resistette. Quando finalmente tornò il sereno, si rivolse al suo Signore con un tono quasi di rimprovero: "Dov’eri? Perché non sei venuto subito a porre fine alle mie sofferenze?". E Gesù rispose: "Antonio, io ero là. Ma aspettavo di vederti combattere".

"Mi viene alla memoria una cosa che ho vissuto da vicino, c'era una famiglia che aveva una figlia di 9 anni con una malattia che i medici non sapevano cosa fosse e alla fine il medico disse alla mamma signora chiami suo marito la bambina non passa la notte, ha un'infezione che non possiamo fare nulla, quell'uomo aveva una fede grande. Uscì piangendo lasciò la moglie prese il treno e andò nella basilica della Madonna di Lujan e lì era chiusa già la basilica perchè era notte, ma lui si aggrappò alle grate della basilica tutta la notte pregando la Madonna. Questo l'ho vissuto io. Alle 6 del mattino salutò la Madonna e tornò a casa. Quando arrivò trova la moglie sorridente e la bambina era guarita. Quell'uomo lottando con la preghiera ha avuto la grazia della Madonna. La preghiera fa i miracoli, la preghiera va al centro della tenerezza di Dio come padre", racconta a braccio il Papa.

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