Il Papa dialoga con un gruppo di piccoli orfani romeni

Il Papa a Philadelphia
Foto: Vatican Media, ACI Group
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Lo scorso 4 gennaio Papa Francesco ha incontrato un gruppo di bambini romeni dell’associazione “Fdp-Protagonisti nell’educazione”. La Sala Stampa della Santa Sede e l’Osservatore Romano hanno reso pubblico oggi il dialogo tra il Pontefice e i ragazzi. Francesco risponde alle domande di ognuno di loro. Parlano delle difficoltà della vita, dell’infanzia in salita senza certezze, della Chiesa vista con gli occhi dei piccoli, dei loro genitori che li hanno abbandonati, delle loro speranze.

L’associazione, nata in Romania grazie all’amicizia con i volontari dell’Avsi e cresciuta nel carisma di don Giussani, dopo essersi dedicata inizialmente ai piccoli di un orfanotrofio alla periferia di Bucarest è oggi impegnata con le persone a rischio di esclusione sociale.

“Perché ci sono dei genitori che amano i bambini sani e invece quelli malati o con problemi no?”, chiede uno di loro al Papa. “La tua domanda riguarda i genitori, il loro atteggiamento davanti ai bambini sani e a quelli malati. Ti direi questo: di fronte alle fragilità degli altri, come le malattie, ci sono alcuni adulti che sono più deboli, non hanno la forza sufficiente per sopportare le fragilità – risponde Francesco - E questo perché loro stessi sono fragili. Se io ho una grossa pietra, non posso appoggiarla sopra una scatola di cartone, perché la pietra schiaccia il cartone. Ci sono genitori che sono fragili. Non abbiate paura di dire questo, di pensare questo. Ci sono genitori che sono fragili, perché sono sempre uomini e donne con i loro limiti, i loro peccati e le fragilità che si portano dentro, e magari non hanno avuto la fortuna di essere aiutati quando loro erano piccoli. E così con quelle fragilità vanno avanti nella vita perché non sono stati aiutati, non hanno avuto l’opportunità che abbiamo avuto noi di trovare una persona amica che ci prenda per mano e ci insegni a crescere e a farci forti per vincere quella fragilità”.

“Quando avevo due mesi di vita mia mamma mi ha abbandonato in un orfanotrofio. A 21 anni ho cercato mia madre e sono rimasto con lei due settimane ma non si comportava bene con me e quindi me ne sono andato. Mio papà è morto. Che colpa ho io se lei non mi vuole? Perché lei non mi accetta?”, chiede un altro ragazzo. Francesco è molto commosso e toccato dalla domanda: “Voglio essere sincero con te. Quando ho letto la tua domanda, prima di dare le istruzioni per fare il discorso, ho pianto. Ti sono stato vicino con un paio di lacrime. Perché non so, mi hai dato tanto; gli altri pure, ma tu mi hai preso forse con le difese basse. Quando si parla della mamma sempre c’è qualcosa... e in quel momento mi hai fatto piangere. Non è questione di colpa, è questione di grandi fragilità degli adulti, dovute nel vostro caso a tanta miseria, a tante ingiustizie sociali che schiacciano i piccoli e i poveri, e anche a tanta povertà spirituale. Sì, la povertà spirituale indurisce i cuori e provoca quello che sembra impossibile, che una madre abbandoni il proprio figlio: questo è il frutto della miseria materiale e spirituale, frutto di un sistema sociale sbagliato, disumano, che indurisce i cuori, che fa sbagliare, fa sì che noi non troviamo la strada giusta. Ma sai, questo richiederà tempo: tu hai cercato una cosa più profonda del suo cuore. Tua mamma ti ama ma non sa come farlo, non sa come esprimerlo. Non può perché la vita è dura, è ingiusta. E quell’amore che è chiuso in lei non sa come dirlo e come accarezzarti. Ti prometto di pregare perché un giorno possa farti vedere quell’amore. Non essere scettico, abbi speranza”.

 

 

 

 

 

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