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Il Papa: dobbiamo essere messaggeri di speranza, il mondo non può aspettare

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Un pagina di Isaia per spiegare la speranza cristiana nella catechesi di oggi per Papa Francesco che alla fine dell’udienza generale ha accettato gli auguri per i sui 80 anni con una battuta: "nella mia terra fare gli auguri prima porta jella!".

Francesco commenta Isaia che alla fine dell’ esilio di Babilonia ricorda che “Dio non ha abbandonato il suo popolo e non si è lasciato sconfiggere dal male, perché Egli è fedele, e la sua grazia è più grande del peccato” e aggiunge “questo dobbiamo impararlo perché siamo testardi” e inizia un dialogo con la gente in sala : Dio è capace di vincere il peggiore e più vergognoso? E con che arma il Signore vince il peccato? E la gente risponde: con l’ amore.

Ecco cosa significa che  “Dio regna”, spiega ancora il Papa: Dio “si china sull’umanità per offrire misericordia e liberare l’uomo da ciò che sfigura in lui l’immagine bella di Dio,perchè nel peccato l’immagine di Dio è sfigurata”.

La gioia più bella del Natale è la certezza che il Signore mi ha perdonato ed ha avuto misericordia di me, dice Francesco: “ Sono questi, fratelli e sorelle, i motivi della nostra speranza. Quando tutto sembra finito, quando, di fronte a tante realtà negative, la fede si fa faticosa e viene la tentazione di dire che niente più ha senso, ecco invece la bella notizia portata da quei piedi veloci: Dio sta venendo a realizzare qualcosa di nuovo, a instaurare un regno di pace. Dio ha “snudato il suo braccio” e viene a portare libertà e consolazione. Il male non trionferà per sempre, c’è una fine al dolore. La disperazione è vinta, perché Dio è tra noi”.

E noi, conclude il Papa “siamo sollecitati a svegliarci, come Gerusalemme, secondo l’invito che le rivolge il profeta; siamo chiamati a diventare uomini e donne di speranza”.  E il Papa parla dei cristiani che perdono la speranza, bisogna ricordare che Dio distrugge ogni muro con il perdono. Quindi “dobbiamo anche noi correre come il messaggero sui monti, perché il mondo non può aspettare, l’umanità ha fame e sete di giustizia, di verità, di pace. E vedendo il piccolo Bambino di Betlemme, i piccoli del mondo sapranno che la promessa si è compiuta, il messaggio si è realizzato”, per “la sorpresa di un Dio bambino, di un Dio povero, di un Dio debole, di un Dio che abbandona la sua grandezza per farsi vicino a ognuno di noi”.

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