Il Papa e il Grande Imam di al Azhar, che peso ha il loro terzo incontro?

Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar Ahmed al Tayyeb durante la Conferenza Internazionale per la Pace del Cairo, 28 aprile 2017
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Si sono incontrati per la prima volta in Vaticano a maggio 2016, poi in Egitto ad aprile 2017, e si rincontreranno oggi nel Palazzo Apostolico: il terzo incontro tra Papa Francesco e il Grande Imam di al Azhar Ahmed al Tayed rappresenta il rafforzamento dei rapporti della Santa Sede con la principale istituzione sunnita.

Ufficialmente interrotti nel 2011, a seguito di parole di condanna al terrorismo in Egitto di Benedetto XVI che suonarono come una inaccettabile ingerenza alle orecchie del Grande Imam di al Azhar, i rapporti sono ufficialmente ripresi nel febbraio 2016, quando una delegazione del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso si recò al Cairo, e aprì la strada per il dialogo odierno. 

Di fatto, però, c’erano stati molti incontri sottotraccia in precedenza. Perché il dialogo interreligioso è una necessità in un Egitto che ha subito la primavera araba, il cambio di regime, l’arrivo degli islamisti e la successiva normalizzazione, sebbene sempre di marca islamica. I cristiani, copti ortodossi e cattolici, sono minoranza. Il rapporto ecumenico che si è sviluppato in questi anni è positivo, e ha portato ad una dichiarazione congiunta firmata da Papa Francesco e Papa Tawadros II durante il viaggio di Papa Francesco in Egitto. Ma entrambe le confessioni sono chiamate anche a fare i conti con la maggioranza islamica, fortissima da quando c’è stato l’inverno che ha fatto seguito alle primavere arabe.

Da quando i rapporti sono stati riallacciati, sono state varie le occasioni di incontro. La visita del Grande Imam di al Azhar in Vaticano il 23 maggio 2013 è stata seguita da una nuova visita della delegazione vaticana nell’istituzione sunnita nel luglio 2016, e poi da un’altra visita il 22 e il 23 febbraio 2017.

Il 3 luglio 2017 c’è stato un incontro tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Centro di al-Azhar per il dialogo, che – si leggeva nel comunicato vaticano - "sulla scia del precedente Accordo del 28 maggio 1998 e alla luce dei discorsi di Papa Francesco e del Grande Imam di al-Azhar Ahmed Muhammad al-Tayyib durante la storica Conferenza di Pace del Cairo il 28 aprile scorso, si è espresso il comune impegno a proseguire riflessioni condivise, volte a promuovere un dialogo interreligioso proficuo ed efficace, incentrato in particolare sulla promozione della pace e sulla costruzione di un mondo più giusto”.

Nel frattempo, anche al Azhar ha continuato il suo lavoro di “pulizia interna”, a partire dalla revisione dei libri scolastici – di cui il Grande Imam di al Azhar ha parlato in una intervista con Radio Vaticana dopo il primo incontro con il Pontefice - ma anche una certa attenzione per i docenti.

Forse, con il Papa, il Grande Imam parlerà della situazione di Gerusalemme, che è stato anche un tema polemico del suo discorso alla Conferenza Internazionale per la Pace cui Papa Francesco ha preso parte. Dopo gli scontri di luglio sulla spianata delle Moschee, subito al Azhar aveva fatto sapere di voler promuovere una conferenza internazionale sul tema, che però sembra non avere avuto luogo.

O forse si parlerà della partecipazione di al Azhar alla celebrazione dei francescani per gli Ottocento anni della missione di San Francesco a Damietta, dove il Santo di Assisi andò non chiedendo altro dono di essere ascoltato: il provinciale dei francescani è stato proprio la scorsa settimana ad al Azhar per parlarne.

O forse, Ahmed al Tayyeb reitererà il grido per la pace lanciato all’ultima conferenza per la pace di Sant’Egidio, che si è tenuta a Münster lo scorso 10 settembre, in un intervento in cui ha definito il terrorismo dell’Isis come un “trovatello di genitori ignoti, nato con zanne e artigli pronti” che opera distruzioni, controllando zone petrolifere, catturando le ragazze, uccidendo e massacrando, secondo una immagine che “non riflette la realtà del mondo musulmano”.

E probabilmente rilancerà l’appello per una “etica umanitaria globale che comprenda oriente e occidente, e che governi il nostro mondo contemporaneo, guidando il suo cammino”.

Parole che il Papa ascolterà con attenzione, secondo quella “cultura dell’incontro” che ha sempre promosso. Di fatto, però, poco potrà essere fatto senza una rivoluzione all’interno dell’Islam, chiesta già dal presidente egiziano al Sisi nel 2014. Fu l’anno in cui fu lanciato il Consiglio Musulmano degli Anziani, con lo scopo di “promuovere la pace tra le comunità musulmane”. Nel 2015, la stessa università lanciò un osservatorio on line per contrastare le accuse di terrorismo e rinnovare il discorso religioso nell’Islam.

A febbraio 2017, al termine di una conferenza su “Libertà e cittadinanza. Diversità e integrazione” si produsse la “Dichiarazione di al Azhar sulla coesistenza cattolica e musulmana”, che rovesciava il concetto di “umma”: non più credenti islamici, ma comunità in senso geografico, etnico e religioso.

Sono tutti sviluppi che la Santa Sede osserva con attenzione. Senza, però, trascurare il dialogo con l’Islam sciita: lo scorso settembre, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, “ministro degli Esteri” vaticano, è stato in Iran, mentre il 20 e il 21 settembre Muhamad al Issa, Segretario Generale della Lega Musulmana Mondiale, è stato in Vaticano con la sua delegazione per un incontro con Papa Francesco e poi per un incontro con il Pontficio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Anche con loro, la Santa Sede ha parlato di un necessari rinnovo dei testi religiosi e della revisione dei testi scolastici, e ha concordato di stabilire un comitato permanente congiunto, ancora da stabilire.

La visita del Grande Imam di al Azhar è dunque solo una parte della strategia di dialogo con il mondo islamico della Santa Sede, mentre per il Grande Imam è cruciale avere la Santa Sede tra i partner del suo lavoro per trasformarsi in istituzione leader in tutto il mondo islamico.

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