Il Papa e la famiglia, luce del mondo nello stile feriale di Nazaret

La veglia per il Sinodo sulla famiglia
Foto: Daniel Ibanez/ CNA
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Il canto del Veni Sancte Spiritus, poi il Papa benedice una lampada che pone davanti all’Icona della Santa Famiglia posta sul palco vicino al Papa. Da li si accendono nella luce del tramonto migliaia di candele, circa 80 mila.

Due ore di testimonianze, canti, letture e ascolto delle parole sulla famiglia di Papa Francesco che nelle catechesi del mercoledì ha ben chiarito il suo pensiero, perfettamente in linea con il Magistero dei suoi predecessori, sul Vangelo della famiglia.

La veglia di preghiera organizzata dalla Conferenza Episcopale italiana ha visto gli interventi dei responsabili di movimenti come l’Opera di Maria, Comunione e Liberazione, Rinnovamento dello Spirito, del Cammino Neocatecumenale.

Tutto in preparazione dell’arrivo del Papa e della preghiera comune. Francesco è arrivato pochi minuti prima delle 19.00 accolto dal cardinale Angelo Bagnasco presidente della CEI e dal segretario generale Galantino.

L’abbraccio di tutta la Chiesa che è in Italia, dice Bagnasco, un abbraccio con la bellezza e la forza di essere famiglia.

Una realtà che è benedizione di Dio al capolavoro della creazione.

Trasformazione epocale che interessa la famiglia, condizione nella quale il Signore ci dona di annunciare il suo Vangelo, voglia di essere sostegno per il Sinodo, di essere di sostegno per i giovani che hanno paura di sposarsi, di sostegno per le famiglie in difficoltà.

Poi la preghiera fino alla riflessione del Papa. Una riflessione sulla forza della luce che ogni famiglia, nella luce di Nazaret, diffonde per illuminare il mondo che a volta sembra troppo buio.

“A che giova accendere una piccola candela nel buio che ci circonda?” La domanda apre la riflessione del Papa. “Di fronte alle esigenze dell’esistenza,- dice il Papa alle famiglie- la tentazione porta a tirarsi indietro, a disertare e a chiudersi, magari in nome della prudenza e del realismo, fuggendo così la responsabilità di fare fino in fondo la propria parte.”

Ma la voce di Dio è una brezza leggera, dice il Papa, e per questo ci si mette in ascolto della voce di Dio, dello Spirito perché “senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, la Chiesa diventa una semplice organizzazione, l’autorità si trasforma in dominio, la missione in propaganda, il culto in evocazione, l’agire dei cristiani in una morale da schiavi.”

La preghiera è perché “il Sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un’immagine compiuta di uomo l’esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c’è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane “buona notizia” da cui ripartire.” Perché ogni famiglia è una luce nel buio.

Cita Charles de Foucauld e la spiritualità di Nazaret, lui che “attraverso la vicinanza fraterna e solidale ai più poveri e abbandonati,  comprese che alla fine sono proprio loro a evangelizzare noi, aiutandoci a crescere in umanità.”

La spiritualità di Nazaret ci insegna la “santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie. Vi si respira la memoria delle generazioni e si affondano radici che permettono di andare lontano. È luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. È luogo di gratuità, di presenza discreta, fraterna e solidale, che insegna a uscire da se stessi per accogliere l'altro, per perdonare ed essere perdonati.”

E Nazaret, “Galilea delle genti” ci insegna che nel nostro tempo “ritroveremo lo spessore di una Chiesa che è madre, capace di generare alla vita e attenta a dare continuamente la vita, ad accompagnare con dedizione, tenerezza e forza morale.” E, aggiunge il Papa “una Chiesa di figli che si riconoscono fratelli non arriva mai a considerare qualcuno soltanto come un peso, un problema, un costo, una preoccupazione o un rischio: l’altro è essenzialmente un dono, che rimane tale anche quando percorre strade diverse.”

E conclude il Papa: “È casa aperta, la Chiesa, lontana da grandezze esteriori, accogliente nello stile sobrio dei suoi membri e, proprio per questo, accessibile alla speranza di pace che c’è dentro ogni uomo, compresi quanti, provati dalla vita, hanno il cuore ferito e sofferente.”

 

 

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