Il Papa e San Giorgio, amati da cristiani e musulmani

Il Papa, il presidente Peres, il Presidente Abu Mazen e il Patriarca Bartolomeo nella preghiera comune in Vaticano
Foto: CNA
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Per la liturgia quella di San Giorgio è una “memoria facoltativa” a causa della scarsezza delle fonti storiche sulla sua vita. Ma il cavaliere che batte il drago è uno dei santi più amati. Megalomartire per le Chiese d’Oriente, san Giorgio è anche considerato profeta dai musulmani, il che lo rende figura di unione e dialogo.

Il nome Giorgio così ben si addice a Bergoglio, Papa Francesco, che del dialogo ha fatto uno stile di pontificato. E oggi, nella festa di San Giorgio appunto, giorno festivo in Vaticano, gli auguri al Papa li facciamo pensando proprio al dialogo. Quello che nasce dalla passione del cuore, che nasce dal culto e dalla preghiera.

Frasi e immagini di questa “cultura dell’incontro” sono nella mente di tutti. Servono ponti e  non muri, dice sempre il Papa, che abbraccia ebrei e islamici davanti al Muro occidentale del Tempio a Gerusalemme.

Dialogo tra nazioni, tra popoli, tra religioni, tra fedi, ma soprattutto dialogo tra persone.Questa è la radice del dialogo per Papa Francesco come per tutti i Pontefici del nostro tempo.

Non vedere nell’altro un nemico. Il nemico è il male, il diavolo, il grande ingannatore, come spesso ripete il Papa nelle sue omelie la mattina a Santa Marta.

Quel diavolo che “viene con i suoi amici molto educati, bussa alla porta, chiede permesso, entra e convive con quell’uomo, la sua vita quotidiana e, goccia a goccia, dà le istruzioni”. 

Contro questo diavolo ci protegga la vigilanza di San Giorgio, megalomartire e profeta, che sconfigge il drago che è sempre pronto a divorare e ingannare.

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