Il Papa: "Il Crocifisso è la Cattedra di Dio"

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Con la processione e la benedizione dei rami di ulivo in Piazza San Pietro Papa Francesco ha aperto i riti della Settimana Santa celebrando la Messa della Domenica delle Palme.

Anche oggi come allora – ha spiegato il Papa nell’omelia – Gesù “come è entrato a Gerusalemme, desidera entrare nelle nostre città e nelle nostre vite.  Viene a noi umilmente, ma viene nel nome del Signore: con la potenza del suo amore divino perdona i nostri peccati e ci riconcilia col Padre e con noi stessi”.

L’entusiasmo per l’ingresso di Gesù a Gerusalemme è enorme, tuttavia dobbiamo ricordare che – ha ammonito Papa Bergoglio – “il Signore non ci ha salvati con un ingresso trionfale o mediante dei potenti miracoli. Gesù svuotò sé stesso: rinunciò alla gloria di Figlio di Dio e divenne Figlio dell’uomo, per essere in tutto solidale con noi peccatori, Lui che è senza peccato. Ha vissuto tra noi in una condizione di servo: non di re, né di principe, ma di servo. Quindi si è umiliato, e l’abisso della sua umiliazione, che la Settimana Santa ci mostra, sembra non avere fondo”.

Gesù dimostra questo amore senza fine con la lavanda dei piedi. “Ci ha mostrato con l’esempio che noi abbiamo bisogno di essere raggiunti dal suo amore, che si china su di noi; non possiamo farne a meno, non possiamo amare senza farci prima amare da Lui, senza sperimentare la sua sorprendente tenerezza e senza accettare che l’amore vero consiste nel servizio concreto”.

Questo gesto – ricorda ancora il Pontefice – “è solo l’inizio. L’umiliazione che Gesù subisce si fa estrema nella Passione: viene venduto per trenta denari e tradito con un bacio da un discepolo che aveva scelto e chiamato amico. Quasi tutti gli altri fuggono e lo abbandono; Pietro lo rinnega tre volte nel cortile del tempio. Umiliato nell’animo con scherni, insulti e sputi, patisce nel corpo violenze atroci . Subisce anche l’infamia e la condanna iniqua delle autorità, religiose e politiche: è fatto peccato e riconosciuto ingiusto. Gli viene negata ogni giustizia, Gesù prova sulla sua pelle anche l’indifferenza, perché nessuno vuole assumersi la responsabilità del suo destino. Penso ai profughi e ai rifugiati: tanti non vogliono assumersi la responsabilità del loro destino!”.

Il Signore – aggiunge Francesco – subisce anche le accuse della folla che fino a poco prima lo aveva acclamato. Viene condannato “alla morte di croce, quella più dolorosa e infamante, riservata ai traditori, agli schiavi e ai peggiori criminali. La solitudine, la diffamazione e il dolore non sono ancora il culmine della sua spogliazione”.

Sulla croce Gesù “per essere in tutto solidale con noi, sperimenta anche il misterioso abbandono del Padre. Nell’abbandono prega e si affida” al Padre. Sulla croce “all’apice dell’annientamento, rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. Perdona i suoi crocifissori, apre le porte del paradiso al ladrone pentito e tocca il cuore del centurione. Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio”.

Sulla croce Dio si annienta per noi, mentre – conclude Papa Francesco – “a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi. Egli viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso, la cattedra di Dio, per imparare l’amore umile, che salva e dà la vita, per rinunciare all’egoismo, alla ricerca del potere e della fama. Con la sua umiliazione, Gesù ci invita a camminare sulla sua strada”.

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