Il Papa in Armenia, anche per toccare le sofferenze di Gyumri

Chiesa Cattolica dei Santi Martiri, Gyumri
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Sono pronte, una vicina all’altra, con i colori molto più vivi dell’originale: le due copie della Madonna delle Sette Piaghe, l’immagine che Papa Francesco venererà nella Cattedrale Apostolica delle Sette Piaghe a Gyumri, sono in quello che nel periodo sovietico è stato l’ufficio del vescovo locale. Una copia sarà data a Francesco, una copia al Catholicos Karekin II, perché – sottolinea Miqayel Ahjapayan, vescovo apostolico di Gyumri – “nemmeno il Catholicos ne aveva una copia”.

Queste due immagini raccontano un po’ la storia di Gyumri. La città con la più alta densità cattolica dell’Armenia, sebbene comunque a stragrande maggioranza apostolica, e con un dialogo che si è sviluppato al tempo della dominazione sovietica. C’è un crocifisso, nella Cattedrale Apostolica, che fu portato lì da una Chiesa cattolica, e lì custodito, per permettere ai cattolici di pregare quando tutte le Chiese venivano chiuse. La stessa Madonna delle Sette Piaghe, una icona del XVIII secolo considerata miracolosa, è venerata allo stesso modo da Apostolici e Cattolici. E così, una copia dell’icona sarà data al Papa e al Catholicos.

La Cattedrale è su piazza Vartanants, una piazza che può contenere fino a 25 mila persone: se ne aspettano un po’ di più per la Messa del Papa, che si terrà proprio lì, su un palco / altare che sta venendo predisposto di fronte al Municipio. Sarà nel Municipio che sarà predisposta la Sacrestia, dove il Papa e il seguito si vestiranno per la Messa. Ma c’era chi sperava che il Papa andasse prima nella Cattedrale Apostolica, e che lì si sarebbe vestito, e poi avrebbe fatto il percorso per arrivare sull’altare tagliando la folla. Sarebbe stato un modo per mostrare visibilmente la vicinanza del Papa con la Chiesa apostolica.

Ma non si poteva, perché, sebbene l’ecumenismo sia vissuto, i problemi restano. Il Vescovo Ahajpayan spiega che l’ “armenità” viene prima della confessione, e che “se un armeno cerca una Chiesa, prima cerca una Chiesa Armeno Apostolica, poi una Chiesa Armeno Cattolica, poi quella Armeno Ortodossa… ma il fatto è che la Chiesa deve essere armena”.

E ci tiene ad aggiungere che “non c’è alcuna differenza tra Chiesa Apostolica e Chiesa Cattolica. L’unica differenza riguarda l’esercizio del Primato di Pietro. Perché noi crediamo che il Papa è il successore di Pietro. Così come il Catholicos è il successore dell’apostolo Taddeo”.

Parole che lasciano comprendere come, in fondo, la strada per l’ecumenismo sia vicina e lontana al tempo stesso. Ma a Gyumri l’ecumenismo è un ecumenismo della sofferenza. Città culturalmente viva, patria del cantante Charles Aznavour che secondo i giornali locali avrebbe declinato l’invito del Papa a far parte del seguito papale, Gyumri era al centro della regione devastata dal terribile terremoto del 1988, che causò 25 mila morti.

Questa sofferenza si percepisce quando si cammina per le strade del centro e si trovano carcasse di edifici antichi crollati e mai ricostruiti, oppure si calpesta la sabbia delle costruzioni che resta lì, in attesa che qualcuno sistemi la strada. Gyumri è anche questo, sebbene resti nascosto agli occhi di molti.

Eppure, da quel terremoto ci sono stati anche dei frutti. Madre Aroussag Sajonia, suora dell’Immacolata Concezione, è arrivata proprio sulla scia del terremoto, ed è la guida del centro Educativo Boghossian chiamato “Nostra Signora di Armenia.” Un centro per orfani, attivo dagli anni Sessanta, che pure ha cambiato la mentalità armena sul tema.

“Quando una delle nostre ragazze – racconta Madre Aroussiag – ha preso medicina, tutti furono sorpresi, perché nessuno pensava che un orfano potesse fare una istruzione superiore di livello. Quando sono arrivata, gli orfani erano visti con sospetto, e ce n’erano molti a causa del terremoto. Oggi molti dei nostri ragazzi sono cresciuti, hanno fatto medicina, hanno fatto il conservatorio… e abbiamo contribuito a cambiare la mentalità, perché anche gli orfanotrofi statali ora danno una istruzione di maggiore livello”.

Alcune ex ospiti del centro, insieme con quelli di oggi, saranno protagonisti della giornata del Papa a Gyumri: i bambini (215, dai 7 ai 12 anni) andranno ad accogliere il Papa all’aeroporto. Poi, ci sarà una accoglienza nella casa, dove il Papa pranzerà da solo con il seguito (un menù un parte armeno e in parte francese, con tra l’altro le ‘darme’, carne in involtini di foglie di uva), potrà riposare in una delle stanze di accoglienza, e quindi potrà ripartire per visitare la Chiesa apostolica e poi la Chiesa Cattolica dei Santi Martiri, che si trova proprio sulla strada del ritorno.

Sono tre ore di tempo nel programma, e c’è chi ancora spera che il Papa riesca a fare almeno una visita all’opera di misericordia che è nata dopo quel terremoto: l’ospedale Redemptoris Mater di Ashtotsk, a circa 30 chilometri di distanza da Gyumri, quasi al confine con la Georgia.

Da sempre, l’ospedale è diretto da padre Mario Cuccurullo, camilliano con un passato nelle missioni di mezzo mondo, che è arrivato in Armenia a 50 anni e che ora ne ha 75. “Quello che rende il nostro ospedale diverso è che noi curiamo tutti, senza alcuna distinzione, e curiamo gratis, o (quando dobbiamo far pagare) a tariffe molto basse”.

Ma soprattutto, si va al Redemptoris Mater perché questo non è solo un ospedale. Ha creato una rete di 11 ambulatori nei villaggi intorno, organizzato adozioni a distanza per aiutare le famiglie povere e si prende cura di circa 500 famiglie indigenti.

A gestire gli aiuti, ci pensa Suor Noelle, francese delle Piccole Sorelle di Gesù di Charles de Foucauld, arrivata in Armenia dopo aver servito in Libano negli anni più caldi. Lei, con metodo e serietà, comprende quali sono le richieste più pressanti, e si mette in moto per fare arrivare gli aiuti.

Papa Francesco ha mandato una donazione di 100 mila euro recentemente, Giovanni Paolo II lo volle, la Caritas Italiana si è presa in carico la costruzione, ma ancora l’ospedale aspetta la visita di un Papa. “Dopo la Messa a Gyumri, io verrò subito all’ospedale: magari si creano le condizioni e il Papa viene”, dice padre Mario speranzoso.

E, nel mostrare i 5 mila metri quadri di ospedale, pulitissimi e organizzati, arriva al reparto maternità e presenta la piccola Maria. “La madre aveva 16 anni, anche qualche problema. L’abbiamo tenuta in ospedale 4 mesi perché non abortisse. Appena ha avuto la bambina, l’ha abbandonata. Ma c’è già una famiglia che la vuole adottare. Maria è con noi, mentre si stanno facendo le carte: ha già trovato un posto dove stare”.

Vale la pena andare ad Ashtotsk per comprendere dunque anche un po’ di Gyumri, una città ferita, eppure piena di solidarietà. Una città dove forse l’ecumenismo della sofferenza potrebbe creare qualche nuova apertura di dialogo.

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