Il Papa in Chiapas: "Il mondo di oggi ha bisogno dei popoli indigeni!"

Il Papa abbraccia la popolazione del Chiapas
Foto: CTV
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Il Papa è giunto a Tuxtla Gutiérrez nella mattinata messicana per celebrare la Messa presso il Centro sportivo municipale di San Cristóbal de Las Casas con le comunità indigene del Chiapas.

Commentando il Vangelo e le sofferenze del Popolo di Israele sotto la dominazione egiziana Francesco ha ricordato come la sofferenza di Dio si manifesti "di fronte al dolore, al maltrattamento, all’ingiustizia nella vita dei suoi figli e la sua Parola, la sua legge diventava simbolo di libertà, simbolo di gioia, sapienza e luce". Anche oggi "nel cuore dell’uomo e nella memoria di molti dei nostri popoli è inscritto l’anelito a una terra, a un tempo in cui il disprezzo sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia sia vinta dalla solidarietà e la violenza sia cancellata dalla pace". E Dio "non solo condivide questo anelito: Egli stesso lo ha suscitato e lo suscita donandoci il suo Figlio Gesù Cristo. In Lui troviamo la solidarietà del Padre che cammina al nostro fianco. In Lui vediamo come quella legge perfetta prende carne, prende volto, prende la storia per accompagnare e sostenere il suo Popolo; si fa Via, si fa Verità, si fa Vita affinché le tenebre non abbiano l’ultima parola e l’alba non cessi di venire sulla vita dei suoi figli".

"In molte forme e molti modi - è stata l'osservazione del Papa parlando direttamente alle comunità indigene - si è voluto far tacere e cancellare questo anelito, in molti modi hanno cercato di anestetizzarci l’anima, in molte forme hanno preteso di mandare in letargo e addormentare la vita dei nostri bambini e giovani con l’insinuazione che niente può cambiare o che sono sogni impossibili. Davanti a queste forme, anche il creato sa alzare la sua voce".

Riprendendo l'Enciclica Laudato Sì, Papa Francesco ricorda che "la sfida ambientale che viviamo e le sue radici umane ci toccano tutti e ci interpella. Non possiamo più far finta di niente di fronte a una delle maggiori crisi ambientali della storia. In questo voi avete molto da insegnarci. I vostri popoli sanno relazionarsi armonicamente con la natura, che rispettano come fonte di nutrimento, casa comune e altare del condividere umano".

Francesco ripercorre, come aveva fatto all'inizio dell'omelia parlando del Popolo di Israele, le sofferenze dei popoli indigeni. Siete stati - ha detto - "incompresi ed esclusi dalla società. Alcuni hanno considerato inferiori i loro valori, la loro cultura e le loro tradizioni. Altri, ammaliati dal potere, dal denaro e dalle leggi del mercato, li hanno spogliati delle loro terre o hanno realizzato opere che le inquinavano. Che tristezza! Quanto farebbe bene a tutti noi fare un esame di coscienza e imparare a dire: perdono! Il mondo di oggi, spogliato dalla cultura dello scarto, ha bisogno di voi!
I giovani di oggi, esposti a una cultura che tenta di sopprimere tutte le ricchezze e le caratteristiche culturali inseguendo un mondo omogeneo, hanno bisogno che non si perda la saggezza dei loro anziani! Il mondo di oggi, preso dal pragmatismo, ha bisogno di reimparare il valore della gratuità!".

Da questo luogo - ha concluso il Pontefice - nasce un messaggio di speranza perchè Dio "non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto d’amore, non si pente di averci creato".

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