Il Papa in Cile rilancia la "missione profetica" dell'università

Il Papa alla Pontificia Università Cattolica del Cile
Foto: Alvaro de Juana CNA
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La Pontificia Università Cattolica del Cile a Santiago chiude la giornata di Papa Francesco, accolto da un migliaio di studenti e da 1200 esponenti del mondo accademico cileno.

Ricordando la figura di San Alberto Hurtado, il Papa incentra il suo intervento su due temi cardine: "convivenza nazionale e capacità di progredire in comunità".

Circa il primo tema, il Pontefice sottolinea che è necessario "fare dell’università uno spazio privilegiato per praticare la grammatica del dialogo che forma all’incontro. Poiché la vera sapienza è frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso fra le persone". In tal senso "la convivenza nazionale è possibile – tra le altre cose – nella misura in cui diamo vita a processi educativi che sono anche trasformatori, inclusivi e di convivenza. Educare alla convivenza non significa solo aggiungere valori al lavoro educativo, ma generare una dinamica di convivenza all’interno del sistema educativo stesso. Non è tanto una questione di contenuti, ma di insegnare a pensare e ragionare in modo integrale".

Per ottenere questo risultato - suggerisce il Papa - "è necessario sviluppare una alfabetizzazione integrale, che sappia adattare i processi di trasformazione che avvengono all’interno delle nostre società". Come svilupparla? Lavorando "contemporaneamente all’integrazione delle diverse lingue che ci costituiscono come persone, ossia un’educazione che integri e armonizzi l’intelletto, gli affetti e l’azione. Ciò offrirà e consentirà la crescita degli studenti in maniera armonica non solo a livello personale ma, contemporaneamente, a livello sociale".

Bisogna contrastare la "frammentazione" insegnando "a pensare ciò che si sente e si fa; a sentire ciò che si pensa e si fa; a fare ciò che si pensa esi sente. Un dinamismo di capacità al servizio della persona e della società. In questa società liquida sembra che oggi la nuvola sia il nuovo punto di incontro, caratterizzato dalla mancanza di stabilità poiché tutto si volatilizza e quindi perde consistenza".

"Questa mancanza di consistenza - ragiona Francesco - potrebbe essere una delle ragioni della perdita di consapevolezza dello spazio pubblico. Uno spazio che richiede un minimo di trascendenza sugli interessi privati, per costruire su basi che rivelino quella dimensione importante della nostra vita che è il noi. Senza quella consapevolezza, ma soprattutto senza quel sentimento e quindi senza quella esperienza è e sarà molto difficile costruire la nazione, e dunque sembrerebbe che sia importante e valido solo ciò che riguarda l’individuo, mentre tutto ciò che rimane al di fuori di questa giurisdizione diventa obsoleto. Una cultura di questo tipo ha perso la memoria, ha perso i legami che sostengono e rendono possibile la vita. Senza il noi di un popolo, di una famiglia, di una nazione e, nello stesso tempo, senza il noi del futuro, dei bambini e di domani; senza il noi di una città che mi trascenda e sia più ricca degli interessi individuali, la vita sarà non solo sempre più frammentata ma anche più conflittuale e violenta".

Il secondo e ultimo aspetto che il Papa rileva è quello del "progredire in comunità". La Pontificia Università Cattolica del Cile - sottolinea Francesco - ha messo in campo lo "sforzo segno di una Chiesa giovane, viva e in uscita".

"Il missionario - ricorda ancora il Pontefice - non ritorna mai dalla missione uguale a prima; sperimenta il passaggio di Dio nell’incontro con tanti volti. Queste esperienze non possono rimanere isolate dal percorso universitario. La cultura attuale richiede nuove forme capaci di includere tutti gli attori che danno vita alla realtà sociale e quindi educativa. Da qui l’importanza di ampliare il concetto di comunità educativa".

Una comunità educativa - rilancia Francesco - non deve"rimanere isolata da nuove forme di conoscenza". E' necessaria una "interazione tra l’aula e la sapienza dei popoli che costituiscono questa terra benedetta. Una sapienza carica di intuizioni, di odori, che non si possono ignorare quando si pensa al Cile. Così si produrrà quella sinergia così arricchente tra rigore scientifico e intuizione popolare. Questa stretta interazione reciproca impedisce il divorzio tra la ragione e l’azione, tra il pensare e il sentire, tra il conoscere e il vivere, tra la professione e il servizio. La conoscenza deve sempre sentirsi al servizio della vita e confrontarsi con essa per poter continuare a progredire".

La comunità educativa in definitiva - secondo il Papa - non è fatta solo di aule e biblioteche ma anche di sfide partecipative, e quindi di dialogo che "può essere condotto solo da un episteme capace di assumere una logica plurale, quella cioè che fa propria l’interdisciplinarità e l’interdipendenza del sapere", facendo così attenzione anche "alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali".

L'università deve diventare - aggiunge Papa Francesco - "un laboratorio per il futuro del Paese, perché sa incorporare in sé la vita e il cammino del popolo superando ogni logica antagonistica ed elitaria del sapere". Non si deve ridurre "la Creazione ad alcuni schemi interpretativi, privandola del Mistero che le è proprio e che ha spinto generazioni intere a cercare ciò che è giusto, buono, bello e vero".

La vostra è - conclude il Papa - una missione "profetica" in quanto "siete chiamati a generare processi che illuminino la cultura attuale proponendo un umanesimo rinnovato che eviti di cadere in ogni tipo di riduzionismo. E questa profezia che ci viene chiesta ci spinge a cercare spazi sempre nuovi di dialogo più che di scontro; spazi di incontro più che di divisione; strade di amichevole discrepanza, perché ci si differenzia con rispetto tra persone che camminano cercando lealmente di progredire in comunità verso una rinnovata convivenza nazionale".

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