Papa Francesco in Lettonia, “qui cattolici e protestanti lavorano insieme”

L'arcivescovo Zbignevs Stankevics di Riga
Foto: Alexey Gotovskiy / ACI Group
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C’era persino il progetto di una facoltà ecumenica presso l’Università Statale, poi fermatosi a causa della burocrazia. Resta che Cattolici e Protestanti, in Lettonia, collaborano, sono vicini, condividono le stesse battaglie. E sarà questo che Papa Francesco vedrà, quando visiterà il Paese il prossimo settembre. Lo racconta ad ACI Stampa l’arcivescovo Zbignevs Stankevics di Riga.

Quale è il significato del viaggio di Papa Francesco in Lettonia?

Papa Francesco sarà il secondo Papa a visitare la Lettonia, dopo San Giovanni Paolo II che è venuto 25 anni fa. Quando venne Papa Francesco, era il momento del passaggio dal sistema sovietico all’indipendenza, e la Lettonia era un Paese in trasformazione, avvenivano molti cambiamenti a ritmo veloce. Per questo, San Giovanni Paolo II venne ad incoraggiarci mentre cominciavamo a comprendere come usare la libertà che avevamo guadagnato. Da certi punti di vista, siamo ora nella stessa situazione. Dall’altro punto di vista, tutta questa libertà, questa possibilità economica, ha creato una grande crescita economica. Ma ora le persone si rendono conto che il denaro non è abbastanza per vivere la vita in pienezza.

Lei nota, dunque, un ritorno della ricerca di Dio?

Sì. Posso dire che la nostra società è ora aperta al messaggio. Non vuole un messaggio puramente teologico, ma vuole che questo messaggio teologico sia incluso al centro della vita. Papa Francesco, in fondo, lo sta facendo, e per questo spero che la visita ci darà un buon impulso perché la Lettonia sia più aperta ai valori cristiani, al messaggio del Vangelo. La nostra società è infatti abbastanza secolarizzata, ma a differenza di molte società occidentali non è totalmente chiusa alla religione.

Cosa fa la Chiesa in Lettonia per sviluppare questi semi?

Cerchiamo un dialogo con la società, oltre a predicare il Vangelo per quanti praticano, partecipano alla vita della comunità. Ma abbiamo una scuola, un ginnasio, anche un asilo, l'Istituto Superiore di Scienze Religiose l’Istituto Teologico di Riga che è anche il seminario per i futuri sacerdoti, e cerchiamo di usare queste strutture educative per formare, informare, creare e tirare su nuove generazioni. Tra le nostre attività: Radio Maria, lanciata tre anni fa per diffondere il messaggio cristiano. E poi abbiamo riavviato le attività della Caritas, che ora lavora in 15 parrocchie aiutando i poveri e un centro di riabilitazione per dipendenti da alcool e droghe ed ex prigionieri.

Quanto è importante il lavoro ecumenico?

È cruciale. Dal punto di vista pratico, abbiamo una cappellania per le carceri che è ecumenica, e stiamo lavorando a cappellanie ecumeniche nelle forze armate. Le tre maggiori confessioni cristiane in Lettonia – Protestanti, Cattolici, Ortodossi – sono troppo piccole se prese divise per avere impatto nella società, ma se sono in grado di mettere insieme gli sforzi possono invece operare con più forza.

Questa collaborazione funziona?

Siamo in accordo sui più importanti principi dei valori cristiani. Grazie a questa collaborazione – che ha incluso anche molte altre confessioni cristiane, come i Battisti, i Gruppi Pentecostali, i Vetero-Ortodossi – siamo riusciti a fare inserire nella Costituzione Lettone nel 2005 la definizione del matrimonio come unione tra uomo e donna. Non solo. Alcuni anni fa, abbiamo fatto inserire nel preambolo della nostra costituzione il riferimento ai valori cristiani. L’Unione Europea li ha messi fuori, la Lettonia li ha invece inclusi. E, con le quattro principali Chiese, siamo riusciti a bloccare la Convenzione di Istanbul, che non è stata ratificata dal Parlamento lettone.

Al di là di questo lavoro nella società, c’è anche una fede ecumenica condivisa, che porta ad un pellegrinaggio ecumenico nel Santuario di Aglona. Quanto è importante questa devozione alla Vergine di Aglona?

Aglona è il cuore spirituale della Lettonia. Il Santuario era popolare già in tempi sovietici, quando i soldati provavano a bloccare l’afflusso di persone, ma non riuscivano. Dopo la caduta del Comunismo, abbiamo riavviato la nostra tradizione di pellegrinaggi. In molti hanno rinnovato la fede in Aglona, ed è un evento così importante che è stato riconosciuto come evento di importanza dello Stato, tanto che il Presidente della Repubblica lo ha segnato come evento ufficiale cui partecipare. Giovanni Paolo II andò lì, e parteciparono all’incontro circa 200 mila persone. In media, ci sono 50-60 mila partecipanti ogni anno.

Quale è il messaggio che si aspetta da Papa Francesco?

Per me, è importante che lanci un messaggio di unità. Durante la visita, ci sarà una celebrazione nel Duomo, che era la Cattedrale cattolica ed è diventata luterana dopo la riforma. Lì sarebbe importante che il Papa rilanciasse il tema della collaborazione ecumenica. Poi, c’è la grande sfida della emigrazione: più di un quarto dei nostri abitanti sono andati all’estero. Abbiamo dunque bisogno di rafforzare la dimensione del quarto comandamento, quella di amare i nostri genitori, in modo che includa anche l’amore per la patria, per restare. Anche se, è vero, è responsabilità dello Stato e delle strutture dello Stato di creare opportunità, specialmente per le giovani famiglie che hanno una vita normale.

Quanto la secolarizzazione ha colpito la vostra società?

Abbiamo una società molto individualistica. Nel mondo occidentale, è la democrazia liberale che porta verso questa attitudine. Dobbiamo confrontarci con questo individualismo, e imparare a gestire la nostra libertà secondo la nostra natura e le caratteristiche della nostra nazione. Spero che il Papa ci incoraggerà a introdurre più solidarietà e misericordia nella nostra nazione.

 

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