Papa Francesco, la Cina e Matteo Ricci in un volume di Giovagnoli e Giunipero

La copertina del libro
Foto: UUP
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La vita di Matteo Ricci, il gesuita che non ha portato in Europa i tesori dell’Oriente, ma ha regalato alla Cina la cultura dell’Occidente, ha dello straordinario: astronomo e teologo, studente di diritto e matematico, missionario e diplomatico, scienziato e sinologo. Al padre generale Acquaviva ha scritto: “Ho annunciato il vangelo in Cina a milioni di cinesi”.

Quindi padre Matteo Ricci ha pensato alla missione e agli esiti sul lungo periodo in base alle direttive avute e praticate. Una proposta del vangelo per la libertà dei cinesi, previo il libero e rispettoso scambio culturale che lasciava tempo a entrambi di mettersi in discussione, o di aprire discussioni con l’altro, prendere decisioni libere e mature.

Così, dopo secoli, sull’esempio del gesuita maceratese, la Santa Sede ha stretto un accordo provvisorio il 22 settembre 2018 ed un volume, curato dai professori dell’Università Cattolica Agostino Giovagnoli e Elena Giunipero, ‘L’accordo tra S. Sede e Cina. Il cattolicesimo cinese tra passato e futuro’, ne studia il significato, come ha scritto nella prefazione il card. Pietro Parolin, segretario di stato vaticano:

“Uno dei primi libri scritti da Matteo Ricci in cinese è stato il trattato ‘De amicitia’ e con alcuni dei suoi discepoli cinesi si è sviluppata realmente una profonda amicizia, come con Xu Guangqi, Li Zhizhao e Yang Tingyun, poi divenuti i 'pilastri' della Chiesa cinese. Sono stati proprio quei 'pilastri' a promuovere un’inculturazione della fede che, da soli, i missionari non avrebbero potuto sviluppare con altrettanta ampiezza, profondità e credibilità”.

Ad uno dei curatori, prof. Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano, abbiamo chiesto di spiegarci il significato dell’accordo tra Cina e Santa Sede:

“Sul significato dell’accordo tra Cina e Santa Sede si è detto e scritto moltissimo. Ma dal punto di vista cattolico, il suo significato è proprio quello dichiarato ufficialmente quando fu sottoscritto il 22 settembre 2018.

Nel Messaggio ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, papa Francesco affermò che l’obiettivo dell’Accordo era ‘realizzare le finalità spirituali e pastorali proprie della Chiesa, e cioè sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo, e raggiungere e conservare la piena e visibile unità della Comunità cattolica in Cina’.

E, a tal fine, ‘era fondamentale affrontare, in primo luogo, la questione delle nomine episcopali’ che costituisce l’oggetto specifico dell’intesa raggiunta. Il 22 settembre 2018 la sala stampa vaticana annunciò inoltre che erano stati riammessi nella piena comunione ecclesiale sette vescovi illegittimi e cioè ordinati senza mandato pontificio ‘al fine di sostenere l’annuncio del Vangelo in Cina’:

‘infatti, la Chiesa esiste per testimoniare Gesù Cristo e l’Amore perdonante e salvifico del Padre’. ‘Per la prima volta dopo tanti decenni, commentò allora il card. Parolin, tutti i Vescovi in Cina sono in comunione con il Vescovo di Roma’. Sono dunque finalità spirituali ed ecclesiali quelle che hanno ispirato la firma dell’Accordo”.

Quale è lo scopo del volume ‘L’accordo tra S. Sede e Cina. Il cattolicesimo cinese tra passato e futuro’?
“Il volume ha lo scopo di chiarire la genesi e lo sviluppo dei molti problemi di cui l’Accordo si propone di avviare la soluzione (che potrà essere pienamente realizzata solo in molti anni) e di chiarirne i molteplici aspetti: storici, giuridici, pastorali ecc. Si tratta infatti di una materia molto complessa e spesso presentata in modo frammentario o addirittura distorto da parte dei mezzi di informazione. Questo volume si propone di offrire maggiori elementi di conoscenza e di contribuire ad una migliore comprensione di questo importate atto del pontificato di papa Francesco”.

L’accordo è un ‘unicum’ nei rapporti con la Cina oppure è un lavoro diplomatico durato anni?
“Alle spalle di questo Accordo ci sono almeno 40 anni di contatti e di tentativi. Ciò dimostra che non si tratta certamente di una decisione affrettata o di un’intesa improvvisata. Mostra anche quanto siano state diffuse e profonde le resistenze opposte a questo risultato. Ciononostante, si è riusciti ad aprire una breccia che ha lo scopo di facilitare la vita dei cattolici in Cina, avviare una riconciliazione tra ‘clandestini’ e ‘patriottici’ che restauri pienamente la comunione ecclesiale, favorire un nuovo slancio evangelizzatore in Asia”.

Ed il problema della libertà religiosa come potrà essere superato con le autorità cinesi?
“Oggi la condizione dei credenti delle diverse religioni è molto complessa. Spesso si intrecciano questioni religiose e questioni etniche o politiche, come nel caso dei buddisti del Tibet (una regione che aspira all’indipendenza), dei musulmani dello Xinjiang (che subiscono il contagio dell’estremismo islamico), dei neopentecostali, spesso influenzati dagli interessi americani… Il caso dei cattolici è diverso, perché non ci sono tali questioni e ciò ha reso possibile firmare un Accordo che riconosce il rapporto tra il Papa e i fedeli cattolici cinesi.

Anche se il problema della libertà religiosa appare oggi ancora irrisolto, si può dire che dopo l‘Accordo i cattolici hanno conquistato qualche libertà in più, come quella per loro essenziale di veder riconosciuto il loro legame con la Chiesa universale”.

Papa Francesco ha seguito il ‘metodo’ di p. Matteo Ricci?
“Papa Francesco ha spesso dichiarato la sua ammirazione per Matteo Ricci e come questo gesuita ha manifestato molte volte il so amore per il popolo cinese e la sua ammirazione per la cultura di questo popolo. Ma papa Francesco è andato oltre Matteo Ricci: non si è infatti recato con pochi compagni in Cina, ma ha avvicinato i fedeli cinesi e tutto il popolo di questo grande paese alla Chiesa cattolica che è in tutto il mondo”.

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