Il Papa, la famiglia, alleanza profetica tra un uomo e una donna

Il Papa celebra la messa per le famiglie
Foto: ACI Group
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Come a Washington ha voluto salutare i “fratelli ebrei” per lo Yom Kippur, così oggi prima di andare a celebrare la messa conclusiva della Giornata mondiale delle famiglie il Papa ha, con un piccolo fuori programma, benedetto una statua dedicata ai 50 anni della Nostra Aetate la dichiarazione conciliare sull rapporto tra cristianesimo ed ebraismo nella St. Joseph's University gestita dai gesuiti.

Il Papa è arrivato nel campus ed è stato accolto da professori e studenti. L'opera in bronzo dell'artista Joshua Koffman di Filadelfia è stata installata il 25 settembre nella piazza di fronte alla Cappella di San Giuseppe-Michael ed una titolo molto suggestivo: “Synagoga e Ecclesia in nostro tempo.”

Poi sulla macchina scoperta tra due ali di una grandissima folla di famiglie che attendevano dalla mattina, il Papa si è recato alla sagrestia e all’ altare posto sul palco che ieri sera aveva ospitato la Festa delle famiglie.

Una celebrazione in tante lingue per ribadire che la famiglia è una “profezia dell’alleanza tra un uomo e una donna, che genera vita e rivela Dio.”

Il grande nastro di cemento che si incrocia con il fiume Delaware è una sinfonia di colori sotto il cielo annuvolato del pomeriggio domenicale di Filadelfia.

Tutti seguono la celebrazione, al fianco dell’altare la immagine della famiglia con Maria, Giuseppe, Gesù e anche Gioacchino ed Anna.

Il Papa commenta il Vangelo della domenica, quello scandalizzarsi dei discepoli come di Aronne dei profeti “fuori” del circolo: “Mosè e Gesù rimproverano questi collaboratori per essere così chiusi di mente.” C’è la “tentazione di essere scandalizzati dalla libertà di Dio, il Quale fa piovere sui giusti come sugli ingiusti, oltrepassando la burocrazia, l’ufficialità e i circoli ristretti, minaccia l’autenticità della fede e, perciò, dev’essere respinta con forza.”

Invece per Gesù lo scandalo intollerabile “consiste in tutto ciò che distrugge e corrompe la nostra fiducia nel modo di agire dello Spirito.”

E “Mettere in dubbio l’opera dello Spirito, dare l’impressione che essa non ha nulla a che fare con quelli che non sono “del nostro gruppo”, che non sono “come noi”, è una tentazione pericolosa. Non solo blocca la conversione alla fede, ma costituisce una perversione della fede.”

Lasciare la porta aperta allo Spirito significa anche imparare dai piccoli gesti che si vivono in famiglia “gesti di tenerezza, di affetto, di compassione. Gesti come il piatto caldo di chi aspetta a cenare, come la prima colazione presto di chi sa accompagnare nell’alzarsi all’alba. Sono gesti familiari. E’ la benedizione prima di dormire e l’abbraccio al ritorno da una lunga giornata di lavoro. L’amore si esprime in piccole cose, nell’attenzione ai dettagli di ogni giorno che fanno sì che la vita abbia sempre sapore di casa.”

Piccoli gesti miracolosi li definisce il Papa. E allora c’è da chiedersi: “ come stiamo lavorando per vivere questa logica nelle nostre famiglie e nelle nostre società?, che tipo di mondo vogliamo lasciare ai nostri figli? “Che i nostri figli trovino in noi persone capaci di associarsi ad altri per far fiorire tutto il bene che il Padre ha seminato.” E Gesù incoraggia: “se abbiamo fede, il Padre ci darà il suo Spirito. Noi cristiani, discepoli del Signore, chiediamo alle famiglie del mondo che ci aiutino.”

Una presenza quelle delle famiglie che al mondo di oggi è già una profezia, un miracolo, dice il Papa, in un mondo che è stanco di nuovi disastri. “Magari ciascuno di noi si aprisse ai miracoli dell’amore per il bene di tutte le famiglie del mondo, e per poter così superare lo scandalo di un amore meschino e sfiduciato, chiuso in sé stesso, senza pazienza con gli altri!”

Come sarebbe bello se dapertutto anche oltre i nostri confini potessimo incoraggiare questa profezia e questo miracolo, dice il Papa.

L’invito del Papa è a “partecipare alla profezia dell’alleanza tra un uomo e una donna, che genera vita e rivela Dio. Ogni persona che desideri formare in questo mondo una famiglia che insegni ai figli a gioire per ogni azione che si proponga di vincere il male – una famiglia che mostri che lo Spirito è vivo e operante – troverà la nostra gratitudine e la nostra stima, a qualunque popolo, regione o religione appartenga. Dio conceda a tutti noi, come discepoli del Signore, la grazia di essere degni di questa purezza di cuore che non si scandalizza del Vangelo.”

 

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