Il Papa: la nonviolenza è la sfida delle Beatitudini

Papa Francensco
Foto: Aci Group
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Che cos’è la non violenza? Non solo assenza di pace ovviamente, ma uno modo di fare politica, politica per la pace ovviamente.

Il tema del Messaggio per la Giornata Mondiale della pace 2017. Sono ormai cinquanta i messaggi scritti dai Pontefici per questo appuntamento e Francesco ricorda le prima parole di Paolo VI.

Ma come si fa una politica di non violenza? Resistendo alla tentazione della vendetta.

Il Papa ripercorre la storia del secolo scorso, parla “della “guerra a pezzi”, di guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell’ambiente. A che scopo? La violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non è forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi “signori della guerra”?

Anche Gesù visse tempi di violenza, dice il Papa, ma il suo insegnamento è stato quello della Croce, e “essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza”. E cita Benedetto XVI che spiegava che però la “nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità”.

Essere non violenti non significa disimpegno e passività, al contrario, spiega il Papa citando Madre Teresa: “Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri”. Ed è quello che ha fatto la santa dei poveri.

Nel testo si ricordano coloro che hanno praticato la nonviolenza come forma politica dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan a Martin Luther King Jr , fino a Leymah Gbowee in Liberia.

Ma soprattutto il Papa ricorda il ministero e il magistero di san Giovanni Paolo II.

“La Chiesa si è impegnata per l’attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura” scrive il Papa.

Ovvio quindi che Francesco ripeta anche che “Nessuna religione è terrorista. La violenza è una profanazione del nome di Dio.Non stanchiamoci mai di ripeterlo: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!».

La nonviolenza si impara a casa, in famiglia e  “un’etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero”.

Il Papa supplica “che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini”.

L’invito di Francesco è per i leaders “politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità”.

Il che significa anche “dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere ad ogni costo” e quindi “la nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l’unità è più potente e più feconda del conflitto”.

Il Papa ricorda che proprio il primo gennaio nasce il nuovo “Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che aiuterà la Chiesa a promuovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato» e della sollecitudine verso i migranti, «i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura»”.

Ecco allora l’invito finale per il  2017: “impegniamoci, con la preghiera e con l’azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».”

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