Il Papa: l'utopia del "neutro" toglie dignità alla persona

Il Papa alla Plenaria dalla PAV
Foto: Or / Aci Group
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È urgente, intensificare lo studio e il confronto sugli effetti della evoluzione della società in senso tecnologico per articolare una sintesi antropologica che sia all’altezza di questa sfida epocale”.

Il Papa lo ha ricordato ai partecipanti alla XXIII Assemblea Generale dei Membri della Pontificia Accademia per la Vita, in corso in Vaticano dal 5 al 6 ottobre 2017, organizzata nell’ambito del Workshop sul tema: Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica.

L’uomo, spiega il Papa si trova di fonte nuove domande su se stesso, ma oggi ci si trova anche davanti al “rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo, in quanto specie e in quanto individuo rispetto alla realtà. C’è chi parla persino di egolatria, ossia di un vero e proprio culto dell’io, sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari”.

Certo, aggiunge il Papa non è si tratta “di negare o di ridurre la legittimità dell’aspirazione individuale alla qualità della vita e l’importanza delle risorse economiche e dei mezzi tecnici che possono favorirla” ma occorre non tacere sullo “spregiudicato materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto”.

Il Papa chiede politiche più umane e dice che è la  fede cristiana  che “ci spinge a riprendere l’iniziativa, respingendo ogni concessione alla nostalgia e al lamento".

Sono molte le “menti generose” nella Chiesa cattolica il “mondo ha bisogno di credenti che, con serietà e letizia, siano creativi e propositivi, umili e coraggiosi, risolutamente determinati a ricomporre la frattura tra le generazioni” che “interrompe la trasmissione della vita”.

L’attenzione alla vita adulta, dice il Papa, diventa necessaria.

la fonte della ispirazione è nella Parola di Dio, “nella teologia della Creazione e della Redenzione che sappia tradursi nelle parole e nei gesti dell’amore per ogni vita e per tutta la vita”. Ecco perché dice il Papa “il racconto biblico della Creazione va riletto sempre di nuovo, per apprezzare tutta l’ampiezza e la profondità del gesto dell’amore di Dio che affida all’alleanza dell’uomo e della donna il creato e la storia”.

Sigillo del matrimonio tra uomo e donna che segna la strada della trasmissione della vita e “L’alleanza dell’uomo e della donna è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell’intera società” perché “non si tratta semplicemente di pari opportunità o di riconoscimento reciproco. Si tratta soprattutto di intesa degli uomini e delle donne sul senso della vita e sul cammino dei popoli”.

Quella che vede  il Papa è un rivoluzione culturale nella quale la “Chiesa, per prima, deve fare la sua parte”, riconoscendo anche ritardi e mancanze: “Le forme di subordinazione che hanno tristemente segnato la storia delle donne vanno definitivamente abbandonate” ma “L’ipotesi recentemente avanzata di riaprire la strada per la dignità della persona neutralizzando radicalmente la differenza sessuale e, quindi, l’intesa dell’uomo e della donna, non è giusta”.

Non si tratta di cancellare la differenza “proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane”.  Perché, dice il Papa “l’utopia del “neutro” rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia la qualità personale della trasmissione generativa della vita. La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, che la tecnologia biomedica lascia intravvedere come completamente disponibile alla scelta della libertà – mentre non lo è! –, rischia così di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza dell’uomo e della donna e la rende creativa e feconda”.

Che si nasca da un uomo e da una donna non è un limite, ma un verità e occorre rivalutare il senso della compassione o della tenerezza  e la sensibilità per le diverse età della vita.

Per cui, conclude il Papa “una società nella quale tutto questo può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto, è una società che ha già perso il senso della vita” e “l’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati, e per pastori non mercenari”.

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