Il Papa, speranza e gioia sono il segno della salute di una comunità religiosa

Suore in piazza san Pietro
Foto: CNA
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E’ il tema degli abbandoni  della vita consacrata quello che preoccupa il Papa. E lo ha ripetuto oggi con decisione nella udienza ai partecipanti alla Sessione Plenaria della Congregazione della vita consacrata.

Cosa è successo si chiede il Papa?

Certo c’è la difficoltà antropologica dell’impegno definitivo, c’è la cultura del provvisorio, una “società dove le regole economiche sostituiscono quelle morali”. E poi ci sono le sfide per i giovani, e “ci sono giovani meravigliosi e non sono pochi. Però anche tra i giovani ci sono molte vittime della logica della mondanità, che si può sintetizzare così: ricerca del successo a qualunque prezzo, del denaro facile e del piacere facile”.

E poi “accanto a tanta santità non mancano situazioni di contro-testimonianza che rendono difficile la fedeltà”, come la routine, la stanchezza, il peso della gestione delle strutture, le divisioni interne, la ricerca di potere, una maniera mondana di governare gli istituti, un servizio dell’autorità che a volte diventa autoritarismo e altre volte un “lasciar fare”.

Quindi occorre tornare alla centralità di Cristo, si deve “mantenere la freschezza e la novità della centralità di Gesù, l’attrattiva della spiritualità e la forza della missione, mostrare la bellezza della sequela di Cristo e irradiare speranza e gioia”.

La vita comune va alimentata dalla preghiera, dice il Papa, “dal dialogo fraterno e dalla comunicazione sincera tra i suoi membri, dalla correzione fraterna, dalla misericordia verso il fratello o la sorella che pecca, dalla condivisione delle responsabilità”.

E poi la attenzione ai poveri, ai meno giovani, e la attenzione alla fede, quella che va fatta crescere.

E poi la vocazione “un tesoro che portiamo in vasi di creta”. Va curata perché è “un dono che abbiamo ricevuto dal Signore, il quale ha posato il suo sguardo su di noi e ci ha amato”. E dice il Papa “ tante volte le grandi infedeltà prendono avvio da piccole deviazioni o distrazioni”.

Altra questione che il Papa mette al centro è l’importanza all’accompagnamento: “È necessario che la vita consacrata investa nel preparare accompagnatori qualificati per questo ministero”, e “abbiamo bisogno di fratelli e sorelle esperti nelle vie di Dio, per poter fare ciò che fece Gesù con i discepoli di Emmaus: accompagnarli nel cammino della vita e nel momento del disorientamento e riaccendere in essi la fede e la speranza mediante la Parola e l’Eucaristia”. perché purtroppo dice il Papa “ non poche vocazioni si perdono per mancanza di validi accompagnatori”.

Ecco allora la conclusione del Papa: “Tutti noi consacrati, giovani e meno giovani, abbiamo bisogno di un aiuto adeguato per il momento umano, spirituale e vocazionale che stiamo vivendo. Mentre dobbiamo evitare qualsiasi modalità di accompagnamento che crei dipendenze, che protegga, controlli o renda infantili, non possiamo rassegnarci a camminare da soli, ci vuole un accompagnamento vicino, frequente e pienamente adulto”. Si arriva così al discernimento “un porsi di fronte a sé stesso e di fronte all’altro “sine proprio”, con distacco completo da pregiudizi e da interessi personali o di gruppo”.

Come sempre il Papa ha ricordato diversi episodi personali e ricordato che speranza e gioia come metro di misura di come funziona una comunità, dice il Papa e stigmatizza ancora una volta quella mondanità che mette l’individuo avanti alla comunità.

E proprio in questi giorni è stato pubblicato il volume “Per vino nuovi otri nuovi” edito dalla LEV che raccoglie il frutto del lavoro della plenaria del 2014.

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