Il Patriarca di Venezia, le diocesi hanno aiutato per l'emergenza, ora vogliamo le Messe

Una nota di Francesco Moraglia chiede per la Chiesa un pari trattamento rispetto a quello riservato a realtà simili

Il Patriarca Francesco Moraglia
Foto: Patriarcato di Venezia
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Anche il Patriarca di Venezia esprime delusione in merito all’ultimo DPCM ed auspica che si possano trovare soluzioni condivise per tornare a celebrare l’Eucaristia con la partecipazione del popolo.

In una nota ufficiale della diocesi Francesco Moraglia afferma che “È in gioco la visione dell’uomo nella sua integralità, quindi anche nella sua dimensione spirituale, come anche la libertà di culto riconosciuta dalla Costituzione Italiana.

Non si intende chiedere alcun privilegio, ma che venga riconosciuto, ottemperando alle disposizioni sanitarie, un pari trattamento rispetto a quello riservato a realtà simili, per altro degne di considerazione, ma non a noi.

Qualora non fossero riscontrabili le condizioni sanitarie richieste se ne trarrebbero le dovute conseguenze, non procedendo alle celebrazioni in quelle determinate strutture.

Si prende atto con rammarico che, dopo il lungo – e si sperava proficuo – dialogo con le istituzioni governative, si sia dovuto constatare «l’esclusione arbitraria» – come la definisce il comunicato della CEI – della possibilità di celebrare la Messa con il popolo (cfr. comunicato stampa CEI n. 11/2020).

A tale proposito si evidenzia, che l’impegno al servizio dei poveri, così significativo nel frangente attuale, e di cui la Chiesa si fa carico, trae nutrimento da una fede che ha la sua sorgente nella celebrazione eucaristica e nella vita sacramentale.

In questi ultimi due mesi le diocesi italiane si sono adoperate all’implemento della solidarietà e, in tale prospettiva, il Patriarcato di Venezia ha intensificato lo sforzo caritativo di cui segno concreto è la nuova Onlus di “Caritas Venezia”. Si è inoltre voluto intervenire con gesti concreti di vicinanza al dolore della gente con tre distinte donazioni agli ospedali Covid del territorio diocesano (Mestre, Dolo e Jesolo) e un contributo straordinario al carcere maschile di Santa Maria Maggiore in Venezia”.

Nello specifico infatti al 24 aprile sono 48 le Diocesi (in 14 Regioni Ecclesiastiche) ad aver comunicato di aver messo a disposizione della Protezione civile e del Sistema Sanitario Nazionale 68 strutture per oltre 1.450 posti . Sono poi 33 le Diocesi (in 14 Regioni Ecclesiastiche) ad aver comunicato di aver impegnato oltre 45 strutture per oltre 1.000 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali .

Infine 42 Diocesi (in 15 Regioni Ecclesiastiche) hanno comunicato di aver messo a disposizione più di 64 strutture per oltre 1.200 posti per l’accoglienza aggiuntiva di persone senza dimora, oltre all’ospitalità residenziale ordinaria che tiene conto delle misure di sicurezza indicate dai Decreti del Governo.

La preoccupazione - prosegue la nota- è quella di non trovarsi rinchiusi in una dimensione solo virtuale della fede, come il Patriarca ha avuto recentemente modo di dire: «La Chiesa non è on-line, ma è per sua natura intima, incontro reale di persone e comunità vive che “convengono” in una assemblea reale».

Il Patriarca rinnova l’ammirazione per l’azione dei medici, degli infermieri, degli operatori e dei volontari, come più volte ha pubblicamente espresso, dicendo anche la sua vicinanza e il suo affetto alle famiglie provate per i decessi dei loro cari avvenuti in solitudine.

Infine il Patriarca è grato ai parroci per quanto stanno facendo in questi mesi in cui le comunità parrocchiali sono provate dall'isolamento provocato dalla quarantena e dalla “diaspora” liturgica e dall’astinenza eucaristica”.

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