Il Presidente di Israele dal Papa, in agenda anche la questione delle scuole cattoliche

Il Papa e il Presidente Revlin
Foto: Osservatore Romano
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“Sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede e tra le Autorità statali e le comunità cattoliche locali, auspicando una pronta conclusione dell’Accordo bilaterale in corso di elaborazione e una soluzione adeguata di alcune questioni di comune interesse tra cui quella riguardante la situazione delle scuole cristiane nel Paese.” Un passaggio del comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede sull’incontro tra il Papa e il Presidente di Israele in Vaticano ricorda il tema più caldo in questo momento nell’ agenda di Tel Aviv: le scuole cattoliche.

Da mesi il rischio che debbano chiudere per mancanza di fondi scuote la comunità cristiana e non solo. In questi giorni, all’inizio dell’anno scolastico, si stanno svolgendo scioperi e proteste ed è quindi normale che uno dei temi del colloquio sia stato questo. Trenta minuti con l’interprete tra il Papa e il Presidente, poi l’incontro con la moglie di Revlin e il seguito.

Lo scambio dei doni è stato significativo, Revlin ha portato in dono una copia  iscrizione aramaica su un basalto risalente al IX-VIII secolo a. C. con la menzione più antica della dinastia di Davide fuori dalla Bibbia. L’originale è conservato nel Museo di Israele. Nella targa con dedica si legge: “A Sua Santità Papa Francesco ‘Rogate quae ad pacem sunt Ierusalem (122,6)’. Con stima Reuven (Ruvi) Rivlin, presidente dello Stato d’Israele, 3 settembre 2015”. Nel consegnarla al Papa il Presidente ha detto: “Credo sia giusto che Sua Santità abbia questo dono per ricordare le radici comuni tra ebraismo e cristianesimo”.

Papa Francesco ha donato una vera a propria scultura in bronzo: una roccia spaccata in due trattenuta da un ulivo con una frase: “Ricerca ciò che unisce. Supera ciò che divide”. Donandola al Presidente Papa Francesco, con uno sguardo di intesa ha detto:  “C’è qualche divisione, ma la sfida è unire”.

Poi ha consegnato a Revlin la Laudato sì e la Evangelii gaudium in inglese. Dando l’esortazione ha tenuto a sottolineare : “Questa è per tutti i cristiani, ma c’è un capitolo dedicato al dialogo con gli ebrei”.

Alla delegazione il Papa ha donato la medaglia del III anno di pontificato che ricorda i 500 anni di Santa Teresa. Infine il saluto e invito del Presidente al Papa: “I will. See you soon in Israel”, ci vediamo presto in Israele.

Nella nota ufficiale si ricorda che il Presidente di Israele “ha incontrato successivamente l’Em.mo Segretario di Stato, Card. Pietro Parolin, accompagnato dall’Ecc.mo Segretario per i Rapporti con gli Stati, Mons. Paul Gallagher. Durante i cordiali colloqui è stata affrontata la situazione politica e sociale del Medio Oriente, segnata da diversi conflitti, con particolare attenzione alla situazione dei cristiani e di altri gruppi minoritari. Al riguardo è stata rilevata l’importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità dei leader religiosi nella promozione della riconciliazione e della pace. Si sono evidenziate la necessità e l’urgenza di promuovere un clima di fiducia tra Israeliani e Palestinesi e di riavviare i negoziati diretti per raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli, come contributo fondamentale alla pace e alla stabilità della Regione. Sono state affrontate anche alcune questioni riguardanti i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede e tra le Autorità statali e le comunità cattoliche locali, auspicando una pronta conclusione dell’Accordo bilaterale in corso di elaborazione e una soluzione adeguata di alcune questioni di comune interesse tra cui quella riguardante la situazione delle scuole cristiane nel Paese.”

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