Il primo comandamento del Papa per i giornalisti: “Amare la verità”

Il Papa riceve l'omaggio del Consiglio nazionale dell' Ordine dei Giornalisti italiani
Foto: Osservatore Romano
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Amare la verità, vivere con professionalità, rispettare la dignità umana: sono i tre comandamenti che Papa Francesco lascia ai membri del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

L’incontro del Papa con il Consiglio Nazionale dell’Ordine alla vigilia di ottobre – mese in cui una della preghiere dell’Apostolato della preghiera sarà dedicate proprio ai giornalisti (“Perché i giornalisti, nello svolgimento della loro professione, siano sempre animati dal rispetto per la verità e da un forte senso etico”).

Papa Francesco sottolinea che il giornalista “scrive la prima bozza della storia”, nota che le nuove tecnologie stanno sempre più superando carta stampata e televisione, e che questo processo di cambiamento non lascia immune la Santa Sede, che sta vivendo una riforma dei media, con la nuova Segreteria della Comunicazione.

Ma come i giornalisti possono migliorare la società in cui vivono? Il Papa individua tre elementi fondamentali.

Prima di tutto, amare la verità, che “vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro”. La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri.” Certo, dice il Papa, in un mondo frenetico “non è sempre facile arrivare alla verità”, , ma la missione del giornalista resta quella di “arrivare il più vicino possibile alla verità dei fatti e non dire o scrivere mai una cosa che si sa, in coscienza, non essere vera”.

Per questo, si deve “vivere con professionalità”, ovvero comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro”- Da qui viene la necessità di “non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici”.

La “vocazione del giornalismo” – dice il Papa – è di “far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza” e per questo operare con professionalità significa “avere a cuore uno degli architravi della struttura di una società democratica,” perché “dovrebbe sempre farci riflettere che, nel corso della storia, le dittature – di qualsiasi orientamento e “colore” – hanno sempre cercato non solo di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ma pure di imporre nuove regole alla professione giornalistica”.

Infine, il Papa chiede di rispettare la dignità umana, perché anche dietro il semplice racconto di un avvenimento ci sono i sentimenti, le emozioni e, in definitiva, la vita delle persone”. Il Papa ha spesso parlato delle chiacchiere come “terrorismo”, e “se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente. Il giornalismo deve sempre rispettare la dignità della persona. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre”.

“Il giornalismo non può diventare arma di distruzione”, dice il Papa. Il quale auspice che il giornalismo sia invece “uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione; che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro”.

 

 

 

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