Parolin in Bielorussia guarda anche all’Ucraina

Rome, Italy - January 6, 2015: Cardinal Pietro Parolin, Vatican Secretary of State, blesses a new building at the North American College in Rome on Jan. 6, 2015.
Foto: Bohumil Petrick / Catholic News Agency
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C’erano soprattutto i bambini, alla Messa che concludeva la visita in Bielorussia del Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin. Ai cristiani bielorussi, vittime di persecuzioni, di spaccature, di situazioni difficili, il Segretario di Stato ha dato la consegna della preghiera e della continua ricerca di Dio. Tre giorni – dal 12 al 15 marzo – per benedire la prima pietra della nuova nunziatura, e anche per menzionare i conflitti nella vicina Ucraina.

Una menzione, nulla di più. Non si sa se il Segretario di Stato abbia incontrato dei mediatori della crisi ucraina. arlando la scorsa settimana all’Università Gregoriana, il Segretario di Stato ha negato ogni incontro ufficiale con autorità 
ucraine. Ma ha anche sottolineato che essere in Bielorussia significa plaudire agli sforzi di mediazione dello stato ex sovietico.

E, come stato ex sovietico, la Bielorussia ha subito la distruzione dell’ateismo di Stato prima, e il fascino della secolarizzazione dopo. Concludendo la sua visita, il Cardinal Parolin ha suggerito: “Quando vi verrà il dubbio di lasciare
Dio per il chiasso del successo umano passeggiate nei vostri boschi e nei vostri campi, guardate i vostri laghi: lì c’è il respiro di Dio e sarà più facile scegliere ciò che è eterno”.

Di certo, il Segretario di Stato ha elogiato i “molto numerosi cattolici del Paese,” ha ricordato i tempi difficili vissuti dalla Chiesa in Bielorussia, ha detto che “il Papa si inchina di fronte a questa storia di dolore” e al “male immenso subito” dal popolo bielorusso.

Nota Parolin che “l’uomo quando si allontana da Dio conosce gli abissi della crudeltà,” come dimostra quanto sta accadendo “anche poco lontano da qui, nell’amata terra di Ucraina, dove la violenza esplode in una brutalità, di cui
siamo testimoni diretti attraverso le immagini” mostrate dai mass media.

Il Segretario di Stato sottolinea che “il dramma della libertà dell’uomo impone una continua lotta,” “senza lotta non c’è fede”. Qual è la lotta oggi? Quella “contro i piccoli idoli che vogliono prendere il posto di Dio: il miraggio della
ricchezza facile, la perdita del senso del bene e del male, l’indifferenza, l’andare in chiesa solo per tradizione, sentirci cattolici quasi per identità etnica, ma poi vivere senza senso, senza scopo, senza direzione. Vivere da egoisti, come se Dio non ci fosse”.

È stato questo appello all’orgoglio di essere cristiani, e all’essere credenti “non perché abbiamo paura di Dio e dei suoi castighi”, ma perché “crediamo nell’amore di Dio che opera in noi,” che ha fatto da filo rosso alla visita del Segretario di Stato in Bielorussia. Il cardinal Parolin ne ha parlato nella Messa con i giovani nella Chiesa dei Santi Simone ed Elena a Minsk il 14 marzo, chiedendo “non occhi bassi, ma gioia”.

 

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