Il valore della Croce. XXII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

La crocifissione di Gesù
Foto: pubblico dominio
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In questa domenica Cristo parla della sofferenza e della morte che lo attendono a Gerusalemme. Pietro, lo abbiamo meditato nel Vangelo di domenica scorsa, che ha riconosciuto Gesù come il Messia, ora davanti all’annuncio che ascolta rimane  scandalizzato e si oppone ad esso. E’ assolutamente intollerabile che il  Messia concluda la sua vita con una morte orrenda. Infatti, come potrà un uomo crocifisso salvare il mondo? Che cosa potrà offrire a coloro che lo seguono? E’ questo il senso della protesta di Pietro.

                Siamo, dunque, chiamati a chiederci: “Che valore ha la croce di Cristo, che è divenuta il centro del cristianesimo?”. Attraverso la croce noi comprendiamo che Gesù ci ha amato più della sua stessa vita. La croce è il grande segnale che Dio ha lanciato all’umanità nel tentativo di convincerla che “Lui è amore” e ama l’uomo fino al punto di desiderare di elevarlo, in Cristo, alla dignità di figlio di Dio. Per realizzare questo meraviglioso progetto d’amore ha accettato di condividere la nostra fragilità umana e di assumere su di sé il male del mondo, fino a renderlo visibile nel crimine della crocifissione. Dio non era obbligato a fare ciò che ha fatto, ma l’esperienza insegna che ciò che non è obbligante lo diviene nel cuore di chi ama. La croce è da prendere, da scegliere come riassunto di un destino di amore.

                La domanda che Cristo rivolge ai discepoli e a noi - “quale vantaggio avrà l’ uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima?” - è un invito a cercare la vera sapienza della vita. E non c’è vera sapienza se mi dimentico che ho un’ anima e che l’anima, insegna la Scrittura, è il respiro di Dio. Questo respiro vale più di tutto il mondo. Senza questo respiro di Dio potrei guadagnare il mondo, ma perderei me stesso.

                Il Vangelo di questa domenica, dunque, si oppone alla mentalità del mondo, di ieri e di oggi, che vede nella forza, nella volontà di dominio e nel delirio di onnipotenza il senso della vita. Mentre esso, ci dice, Gesù sta nell’amore, proprio come ha fatto il Signore. Solo così avremo la possibilità nel giorno della nostra resurrezione di entrare nel Regno della Vita. I beni della terra possono essere perduti e riguadagnati, la vita perduta, invece, non può essere riacquistata.

                Per questa ragione il cristiano dice no al peccato e a tutto ciò che si oppone al Signore per condurre un’esistenza che si svolga secondo la prospettiva di Dio e quindi dell’amore.

                Questa scelta di vita deve avere una motivazione assolutamente precisa: Gesù. Commenta San Giovanni Crisostomo: Può avvenire che uno soffra, ma non segua Cristo, quando soffre per se stesso. I ladri sopportano molte e gravi sofferenze: ma non credere che questa sofferenza abbia valore. Nella tua passione è lui che devi seguire, per lui devi sopportare ogni cosa. Quello che importa, dunque, è la ragione: “per causa mia”, dice Gesù.

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