Il Vaticano agli induisti, le nostre tradizioni vedono la speranza anche nelle avversità

Il Messaggio del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso per la festa induista di Diwali

Festa di Diwali
Foto: PJeganathan - Wikicommons
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“Quest’anno, sulla scia della pandemia da Covid-19, vogliamo condividere con voi alcuni pensieri sulla necessità d’incoraggiare uno spirito positivo e speranza per il futuro anche di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili, sfide socio-economiche, politiche e spirituali, e ansia, incertezza e paura diffuse. I nostri sforzi in questo senso si basano sulla convinzione che Dio, che ci ha creati e ci sostiene, non ci abbandonerà”.

Lo scrive il cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, MCCJ, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso nel messaggio consueto per la festa induista di Diwali. Simbolicamente fondata su un’antica mitologia, essa rappresenta la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male. La celebrazione vera e propria dura tre giorni segnando l’inizio di un nuovo anno, la riconciliazione familiare, specialmente tra fratelli e sorelle, e l’adorazione a Dio. Quest’anno la festa sarà celebrata da molti indù il 14 novembre.

Si tratta del venticinquesimo messaggio per la festa e in questo 2020 il tema della speranza è significativo soprattutto se si pensa alla situazione in India dove si trova la maggioranza degli induisti.“Anche la speranza e il senso di positività più audaci rischiano di dissiparsi nelle tragiche situazioni causate dall’attuale pandemia e dalle sue gravi conseguenze sulla vita quotidiana, l’economia, l’assistenza sanitaria, l’educazione e le pratiche religiose. Eppure, è proprio la fiducia nella provvidenza divina a ispirarci ottimismo e volontà di operare per riaccendere la speranza nel mezzo delle nostre società” si legge nel Messaggio. “Le esperienze di sofferenza e un senso di responsabilità reciproca hanno unito le nostre comunità nella solidarietà e nella preoccupazione, in atti di gentilezza e compassione verso i sofferenti e i bisognosi. Questi segni di solidarietà ci hanno fatto apprezzare più in profondità l’importanza della coesistenza, il fatto dell’appartenenza reciproca e il bisogno che abbiamo gli uni degli altri per il benessere di tutti e della nostra casa comune”.

E’ chiaro che “Le nostre rispettive tradizioni religiose c’insegnano a restare in atteggiamento positivo e di speranza anche nelle avversità. Prestando attenzione alle tradizioni e agli insegnamenti religiosi, possiamo lottare nel mezzo della crisi globale per diffondere ciò che papa Francesco ama chiamare “il contagio della speranza” con gesti di cura, affetto, gentilezza e compassione, che sono più contagiosi dello stesso coronavirus”. E conclude il testo: “Fondati su quelle tradizioni e insegnamenti religiosi, sui nostri valori condivisi e sul nostro impegno per migliorare l’umanità, possiamo noi, cristiani e induisti, unirci a tutte le persone di buona volontà per costruire una cultura di positività e speranza nel cuore delle nostre società, non solo in questi giorni difficili, ma anche nel futuro che ci sta dinanzi”.

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