Il Verbo si è fatto carne. Solennità del Natale del Signore

Il commento al Vangelo di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Il Natale del Signore
Foto: pubblico dominio
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Il Prologo del Vangelo di san Giovanni ha il suo vertice nell’affermazione: “Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare tra noi “. Si tratta di una frase semplice e disadorna, ma che possiede la forza inaudita di un macigno. Infatti, queste parole costituiscono la sintesi di tutto il mistero cristiano, la pietra angolare, preziosa, su cui riposa la salvezza del mondo e la possibilità data agli uomini di conoscere Dio, di amarlo, di vivere nella comunione con Lui.

Giovanni, quando compone il prologo ha certamente davanti a sé un episodio della vita di Mosè, raccontato nel libro dell’Esodo. Mosè si trova alla presenza di Dio sul monte Oreb e osa chiedere: Mostrami il tuo volto. La risposta spegne ogni slancio: Tu non potrai vedere il mio volto, perche` nessun uomo puo` vedere il mio volto e restare in vita ( Es. 33,18-20). Ora, ii desiderio di Mosè, che è il desiderio presente nel cuore di ogni uomo, trova il suo compimento nell’Incarnazione del Verbo. Grazie a questo evento, finalmente, noi possiamo vedere Dio e rimanere in vita perchè la sua gloria, la sua bellezza e la sua divinità sono velate dalla natura umana. Dio nell’Incarnazione, dunque, si è rivelato velandosi.

La stessa ed identica situazione noi la ritroviamo nell’Eucarestia. Come l’umanità nascondeva la divinità di Cristo, così, nel tempo della Chiesa, le specie eucaristiche del pane e del vino velano e nascondono la presenza reale di Cristo tra noi. Dio non è da cercare, ma da accogliere perchè si incarna per me, discende dal cielo in quanto è interessato a me, vuole stare con me. Ha deciso di dedicare il suo tempo a me. Dio è qui! Questo è il Natale. Ma chiediamoci: chi è interessato oggi nel nostro mondo occidentale a questo evento così fondamentale per la vita degli uomini? Nell’editoriale della rivista “Mondo e Missione” di questo mese di dicembre si afferma, senza giri di parole, che in Italia stiamo vendendo chiese, monasteri e oratori “proprio come profetizzò Ratzinger, e siamo solo all’inizio”. I cristiani diventeranno sempre più minoranza.

Ma non perdiamoci d’animo, cari fratelli e sorelle, se in questo Natale la società è distratta; non importa, se i cristiani rappresentano ormai una minoranza, sempre meno significativa a livello sociale e politico. Ciò che conta è che Cristo nasce anche se il mondo non si accorge della sua venuta. Nasce perchè l’uomo possa, a sua volta, nascere e sapere che non è una solitudine, non è il frutto del caso, ma che c’è un Padre che lo ama di amore eterno. Beati, dunque, sono coloro che accolgono il Figlio di Dio nella carne. Egli, infatti, diventa luce sulla strada, gioia ai cuori immersi nella tristezza, consolazione nelle afflizioni, coraggio nelle debolezze e paure, risposta alle inquietudini del cuore umano. Se il Figlio di Dio che nasce a Betlemme nasce anche in noi, allora accadrà quanto è avvenuto ai pastori, i quali, dopo avere visto il Salvatore, raccontarono ciò che avevano visto. Iniziano ad evangelizzare. E dalla loro evangelizzazione nasce una comunità di persone, consapevoli di essere Corpo di Cristo nel tempo e nella storia, portatrice di una speranza nuova per il mondo. Corriamo, dunque, verso il Signore e diciamogli: Io ti seguirò, Signore Gesù.

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