Il vescovo Cantoni annuncia un Sinodo di misericordia nella diocesi di Como

Il vescovo di Como Oscar Cantoni
Foto: Diocesi di Como
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Nel suo primo discorso alla città di Como mons. Oscar Cantoni ha rivolto un invito ai cittadini ed alle autorità a superare la conflittualità ed a puntare ad un patto di ‘amicizia sociale’ con riferimenti dettagliati alla situazione della città che si trova a confrontarsi con un flusso consistente di migranti, molti dei quali cercano di passare il confine con la Svizzera: “Siamo tutti consapevoli che non esistono soluzioni immediate e del tutto soddisfacenti. Da una parte, i cittadini domandano sicurezza, dall’altra i numerosi immigrati chiedono una protezione umanitaria, che non può essere ignorata.

Il degrado urbano, episodi di micro criminalità, ecc…, possono suscitare dinamiche di diffidenza e di competitività. C’è il pericolo di esasperare le reali situazioni oggettive, col rischio di generare una guerra tra poveri”.  Il vescovo ha scelto di ispirarsi nel suo discorso all’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’, in quanto l’unità prevale sul conflitto: “Non è difficile cogliere le diverse tensioni che facilmente si respirano, non solo in Italia, in genere, ma spesso anche nella nostra Città, e non solo nei momenti elettorali.

Il clima sociale è generalmente segnato, per molteplici motivi, da un alto tasso di conflittualità: tra i cittadini, nelle diverse realtà associative, nei partiti, nelle Istituzioni, e riflesso puntualmente attraverso gli strumenti mass mediali, i quali hanno un grande compito e un’alta responsabilità nell’interpretare le notizie e nel commentare gli avvenimenti”. Dopo aver  esaminato la situazione locale mons. Cantoni ha attualizzato l’espressione papale ‘il tutto è superiore alla parte’: “Il tutto è più grande di noi, ed è fatto di povertà, di privazioni, di stenti, di calpestamento della dignità della persona umana.

Non possiamo guardare solamente il nostro benessere e difendere la nostra elevata prosperità economica. Sarebbe difettosa la classe politica che ignorasse il clima di allarme che a volte serpeggia tra la nostra gente, ma nello stesso tempo sarebbe dannoso creare inutili allarmismi, dimenticando che anche gli immigrati possono essere una risorsa”. Al termine del discorso il vescovo ha invitato i cittadini a costruire ponti, perché la ‘realtà supera l’idea’: “Non possiamo lavorare solo sulla emergenza, occupando spazi e presidiando l’immediato, ma molto di più impegnandoci per l’avvio di processi di pacificazione e di integrazione a lunga scadenza, che favoriscano un incremento di umanità… Solo una politica dei ponti (e non quella dei muri!) prepara un futuro di pace e di autentico benessere sociale.

Occorre, da parte di chi riveste responsabilità civili imparare sempre più a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda della gente e a non rincorrere le intuizioni delle élites, fondate su dimensioni intellettualistiche, che non interpretano il vero sentire del nostro popolo”. Il principio dell’enciclica di papa Francesco, secondo il vescovo di Como, è applicabile anche alla dimensione culturale, che spesso dimentica la persona ‘nella sua essenziale connotazione di genere (maschile e femminile)’: “La diffusione delle bioteconologie, per esempio nel campo della riproduzione umana, mette a repentaglio il modo umano di generare la vita e l’identità della famiglia biologica.

A farne le spese sono soprattutto i figli, i bambini, che in nome di una ideologia della libertà individuale non ammette vincoli, vedono calpestato il loro diritto primigenio a una genitorialità certa, unitaria, non frammentata. La diffusione della ideologia del gender tende a cancellare l’originarietà della differenza fra maschile e femminile, profondamente inscritta nella struttura della realtà. E’ da essa che dipendono, in larga parte, il cammino della personalizzazione, l’ordine delle relazioni, l’umanità della trasmissione della vita”. E nella celebrazione eucaristica mons. Cantoni ha affidato al santo patrono della città “quanti sono investiti di responsabilità nei confronti del popolo che vive in questa Città.

Siano capaci di entrare in autentico dialogo, orientato efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro territorio! Siano capaci di scelte coraggiose e lungimiranti, perché la nostra Città possa proiettarsi verso il futuro salvaguardando la dignità delle famiglie, dei giovani, degli anziani e dei poveri. Che la politica, comunemente tanto denigrata, sia considerata non una occasione per ‘fare carriera’, ma una vocazione altissima, una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune”.

Ricordando il ‘clima’ cittadino ai tempi di sant’Abbondio ha evidenziato l’impegno evangelizzatore della Chiesa locale della ‘vita cristiana come una possibile forma di realizzazione dell'umano’: “Avvertiamo, quindi, come necessaria e urgente la testimonianza di tutto il popolo credente che annunci con le opere di misericordia l'agire di Dio, così come ci è stato narrata dalla vita e dai segni compiuti da Gesù, il rivelatore del Padre. Nello stesso tempo, alla sequela del suo Signore, tutto il santo popolo di Dio è chiamato, proprio mediante un agire fondato sulla misericordia, a manifestare al mondo un nuovo stile di vita, che testimoni la possibilità di nuovi rapporti interpersonali, fondati non sulla difesa di sè, ma sul prendersi cura delle persone, chiunque siano, in quanto tutti figli di Dio  e nostri fratelli, anche i più deboli e i non amabili”.

Ciò si può realizzare attraverso un cammino insieme; ed ecco, al termine della festa, l’annuncio, da parte di mons. Cantoni, del Sinodo con il tema ‘Testimoni e annunciatori della Misericordia di Dio’: “Vogliamo sottolineare innanzitutto che la Misericordia è ‘l’architrave che sorregge la vita della Chiesa’, la via più comune per testimoniare oggi Dio, e renderlo presente nella vita, spesso frammentata, degli uomini del nostro tempo, attraverso le nostre scelte personali e comunitarie”.

Secondo le intenzioni del vescovo il sinodo è un metodo per scoprire la via della misericordia: “Ho preferito che fosse tutto il Popolo di Dio non solo a prendere coscienza della ‘via di Misericordia’ come piattaforma comune, ma anche a indicare operativamente le necessarie vie di riforma, proprio per permettere di incarnare oggi la Misericordia di Dio Trinità dentro scelte comuni e condivise della nostra Chiesa di Como”.

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