In Francia i vescovi in campo per i diritti dei bambini. Con decina di migliaia di persone

Le dichiarazioni dei vescovi francesi hanno fatto da corona a una imponente manifestazione per le vie di Parigi contro il nuovo progetto di legge sulla procreazione assistita

Un momento della marcia del 19 gennaio 2020 a Parigi. I manifestanti davanti al Louvre
Foto: Twitter
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Un figlio è un dono da ricevere, non una cosa dovuta da fabbricare”. Lo ha detto a chiare lettere l’arcivescovo Michel Aupetit di Parigi. Ed è solo una delle tante dichiarazioni dei vescovi francesi che si oppone alla nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita, oggi in discussione in Senato. Legge che è stata contestata anche da una marcia di decine di migliaia di persone lo scorso 19 gennaio a Parigi. Una marcia contro la fecondazione assistita e contro il rischio dell’apertura con la nuova legge all’utero in affitto incredibilmente ignorata dai grandi giornali. Come se a Parigi non fosse mai successo nulla.

Eppure, le foto sono lì, a dimostrarlo. In piazza c’erano 22 movimenti, riuniti sotto il collettivo “Marchons Enfants” (Ragazzi in Marcia). Tutti a protestare contro una legge che legalizza la procreazione medicalmente assistita sia per donne single che per coppie di donne, e dunque “andrà a privare volontariamente i figli dai padri”.

È in questa cornice che si è inserito l’intervento dell’arcivescovo Aupetit, tra l’altro medico e con una solida preparazione da bioeticista. In un comunicato, l’arcivescovo di Parigi ha denunciato l’interesse per l’ecologia del pianeta che però non arriva ad interessarsi dell’umanità, ha sottolineato che tutto è collegato, ha ribadito che “il bambino è un dono da ricevere, non un dono da fare” e “l’assenza di un padre è un danno che può essere subito, ma è mostruoso infliggerlo apposta”.

Colpisce che a contestare la legge siano scesi in campo personaggi tradizionalmente non ascrivibili alle fila della Chiesa cattolica, come la femminista Sylviane Agacinski e il militante ecologista José Bové.

Tre i punti contestati dalla Conferenza Episcopale Francese, in un comunicato dello scorso 13 gennaio: la procreazione medicalmente assistita consentita per un “progetto parentale”, la legalizzazione della filiazione senza padre e di una maternità attraverso semplice dichiarazione di volontà davanti al notaio, l’estensione della diagnosi pre-impianto, che sa tanto di selezione eugenetica.

Sono tre punti, dicono i vescovi, che “se adottati in modo definitivo mostrerebbe un grave errore su cosa sia l’etica, un errore che, se non fosse chiarito, sarebbe una grave disattenzione del futuro”.

I vescovi sono scesi in campo con forza, con un intero dossier sul sito della Conferenza Episcopale Francese dedicato proprio al problema della legge bioetica, ringraziando anche “i parlamentari che stanno lavorando per mettere lucidità e buon senso etico sull’essere umano nel testo di legge”.

I vescovi francesi sottolineano che la dignità della persona include la procreazione, e questa “non deve essere una fabbricazione, un merchandising e una strumentalizzazione”.

I vescovi sanno che “la sofferenza legata al desiderio di un bambino non può essere minimizzata né affrontata con l’unico modello della tecnica”, e hanno puntato il dito sulla legge che “cerca di modellare le strutture fondamentali della procreazione naturale, in particolare il doppio lignaggio paterno e materno”.

I vescovi parlano anche del destino degli embrioni in soprannumero, che hanno tutti una dignità; notano che “facendo ricorso, in alcuni casi, a un donatore terzo, il bambino non è più il frutto del legame e della donazione coniugale”.

I vescovi fanno anche notare come la legalizzazione della Procreazione Assistita per tutte le donne “contribuirebbe a trasformare il ruolo della medicina, integrando la considerazione delle esigenze della società” e dunque si porrebbe il problema di “come stabilire le priorità dell’assistenza e del loro finanziamento se il criterio non è più quello della patologia medica””.

I vescovi mettono in luce un altro problema: c’è un solo argomento che potrebbe giustificare la legalizzazione è quello dell’eguaglianza, ma viene “applicato in modo errato”. Perché il tema dell’infertilità è diverso per la coppia maschio femmina con quello di una coppia di donne, che non può essere fertile. “Se l’argomento dell’uguaglianza è utilizzato a vantaggio delle donne, allora l’apertura della fecondazione assistita per tutte le donne porterà anche alla legalizzazione dell’utero in affitto, anche se questo ha una ampia repressione etica”.

Non va dimenticato che il tema dell’utero in affitto in Francia ha visto mobilitarsi il mondo femminista, e non solo quello cattolico.

I vescovi francesi sottolineano infine che “è più importante che mai affrontare tutte le questioni dell'etica biomedica nel quadro più ampio di una riflessione ecologica che collega la preoccupazione delle persone a quella dell'ambiente. Possiamo resistere collettivamente al fascino delle tecniche e del mercato che le afferra, coltivando l'attenzione sul mistero della persona e sulla sua trascendenza. Non è la percezione intuitiva di questo mistero che, agli occhi dei genitori che guardano amorevolmente il loro bambino, risveglia gioia, gratitudine, sollecitudine e una sorta di sacro rispetto davanti a ciò che li supera?”

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