In numeri e casi, la persecuzione nascosta dei cristiani in Europa

Un rapporto concentrato su cinque nazioni in Europa racconta come la discriminazione dei cristiani nel continente è ormai praticamente persecuzione

La copertina del Rapporto "Under Pressure" dell'OIDAC
Foto: OIDAC
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Sebbene sia noto che i cristiani siano il gruppo religioso più perseguitato al mondo, non si pensa mai che questa persecuzione possa avvenire in Europa. Eppure sono anni che l’Osservatorio per la Discriminazione e l’Intolleranza contro i Cristiani in Europa documenta casi su casi, dalle vandalizzazioni delle chiese alle discriminazione sul luogo di lavoro, costruendo un database basato su fonti concrete, inclusi gli articoli di giornale. L’Osservatorio ha pubblicato il 7 dicembre un Rapporto che si concentra su cinque nazioni europee, e che, con numeri e cifre, mette in luce un dato ormai incontrovertibile: la persecuzione dei cristiani in Europa è un fatto che non possiamo più eludere.

A dirlo, ci sono anche i numeri dell’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani dell’OSCE, che nella Giornata Internazionale per la Tolleranza” ha pubblicato il suo Rapporto Annuale sui crimini di odio,. Ebbene, il rapporto ha raccolto documentazione di 981 crimini di odio anti-cristiano in Europa nel 2020, mentre nel 2019 erano stati 578. Una crescita, insomma, del 70 per cento in un anno.

Si comprende da qui che il rapporto dell’Osservatorio aiuta meglio a dettagliare la situazione. È intitolato Under Pressure: Human Rights of Christians in Europe e si concentra su cinque nazioni dove in particolare i diritti dei crisiani sono a rischio in Europa: Francia, Germania, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Sono due i fattori che mettono maggiormente a rischio la vita dei cristiani in Europa: l’intolleranza secolare e l’oppressione islamica. La prima è quella più presente, è il motore della discriminazione che poi si concretizza con azioni di polizia, episodi di discriminazione al lavoro, persino leggi. La seconda si trova soprattutto in aerea particolari, dove ad essere presi di mira sono soprattutto i convertiti dall’Islam al cristianesimo.

Secondo il rapporto, sono quattro le aree di vita in cui i cristiani sono maggiormente colpiti: la vita della Chiesa, l’educazione, la politica e il posto di lavoro, in quest’ordine.

Ci sono poi i problemi di Libertà di Espressione, particolarmente vivi in posti come il Regno Unito, che è il luogo con la maggioranza dei casi per tentato “discorso di odio”, ed anche il diritto alla libertà di coscienza è stato minacciato principalmente in tre nazioni. Un caso, in particolare, aveva colpito nel panorama mediatico: quello delle ostetriche Ellinor Grimmark e Linda Steen, cui sono stati rifiutati diversi posi di lavoro proprio perché avevano reso nota la loro indisponibilità ad aiutare o eseguire aborti.

Nel campo dell’educazione, il rapporto identifica due tendenze di particolare preoccupazione: il fatto che gli studenti delle università cristiane percepiscano che non possono discutere in maniera libera di certi temi o esprimersi senza subire conseguenze negative; e i diversi nuovi regolamenti sull’educazione sessuale o alle relazioni che violano i diritti dei genitori.

Un gruppo particolarmente vulnerabile è quello dei convertiti al cristianesimo dall’Islam. Il rapporto lamenta che non c’è molta ricerca sulla loro situazione, ma che i dati generali indicano un clima d intolleranza e violenza nei loro confronti.

Quindi, c’è l’emergenza sanitaria. Perché, con la scusa delle misure anti-COVID 19, le chiese sono state ripetutamente discriminate, le funzioni pubbliche persino internet in diverse nazioni, attraverso sia un “ingiustificato e disproporzionato uso del potere da pare di ufficiali pubblici”, come è successo in Spagna, ma anche attraverso sproporzionate chiusure dei luoghi di culto, definiti come servizi non essenziali.

Ma la copertura di queste situazioni è resa ancora più difficile dal fatto che c’è un alto tasso di ignoranza religiosa sia nei media, che nell’accademia e nei governi.

C’è molta carne al fuoco, dunque, su cui ragionare. L’Osservatorio ci tiene anche a spiegare che no, la discriminazione e intolleranza contro i cristiani non è meramente un conflitto intra-cristiano; che il fatto che i cristiani abbiano avuto storicamente dei privilegi, come reclamano molti, perché questi cosiddetti privilegi non discriminano le altre comunità religiose, ma generalmente portano con sé un forte senso di identità e tradizione per la popolazione”.

Altri pregiudizi: che il cristianesimo non può essere discriminato perché è una maggioranza, pregiudizio senza senso, perché è sbagliato che le discriminazioni non possano considerare i gruppi indiscriminati; che intolleranza e discriminazione in Europa sono cosa piccola comparata alla persecuzione in altre nazioni, anche questa una accusa da contestualizzare, perché ci sono varie forme di persecuzione che non sono meno importanti della discriminazione fatta di atti violenti.

Insomma, come ha spiegato Madeleine Eznlberger, direttore dell’Osservatorio “il quadro delineato sembra piuttosto drastico e molti direbbero che non è così acuto. Ma i casi che abbiamo raccolto e le interviste e ricerche che abbiamo condotto parlano di un’altra realtà. Noi non vogliamo portare a paura, divisione e risentimento. Vogliamo piuttosto affrontare apertamente un nuovo e preoccupante fenomeno”.

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