In una lettera del Cardinale Slipyi, la voglia di patriarcato della Chiesa Greco Cattolica

Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina
Foto: ACI Group
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Non è un patriarcato, ma si comporta come se fosse un patriarcato. E, in realtà, vorrebbe avere questa attribuzione. La Chiesa Greco Cattolico Ucraina, la più grande delle Chiese sui iuris, si trova oggi di fronte al bivio della storia. Un bivio che è stato descritto dall’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk in un discorso che terminava l’anno di celebrazione per il 125esimo anniversario della nascita del Cardinale Josip Slipyi.

Per comprendere la questione, però, è necessario fare un passo indietro. La Chiesa Greco Cattolico Ucraina è una chiesa sui iuris, il che significa che ha forma e rito proprio, ma è fedele a Roma. In pratica, si tratta di una Chiesa orientale di rito bizantino in comunione con la Santa Sede.

Generalmente, le Chiese sui iuris sono costituite come patriarcati. Hanno un patriarca, eletto dal Sinodo, e il Papa viene informato dell’elezione e concede la comunione ecclesiastica. Nel caso dell’arcivescovado maggiore, la situazione è simile e differente allo stesso tempo: il Papa deve confermare l’elezione perché questa sia valida. 

Ma perché si scelse per la Chiesa Greco Cattolica Ucraina la definizione di arcivescovo maggiore? L’attribuzione fu data per la prima volta proprio al Cardinale Slipyi, presa dai canonisti vaticani dalla Chiesa autocefalo cipriota. Anche nel caso di Cipro, il capo della Chiesa sui iuris non doveva essere qualificato come patriarca per non confondersi non tanto con i patriarchi delle altre chiese sui iuris, ma con il patriarcato ortodosso di Mosca.

Queste le premesse. Il tema del riconoscimento patriarcato è rimasto dunque sottotraccia per anni. Finché l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk lo ha tirato di nuovo fuori lo scorso 9 febbraio, al convegno “Essere Se stessi” che terminava le celebrazioni per il 125esimo anniversario della nascita del Cardinale.

Sono quattro i documenti citati dall’arcivescovo maggiore per sostenere la tesi.

Prima di tutto, la lettera dell’allora metropolita Josip Slipyi a Papa Paolo VI. Nella lettera – datata 19 agosto 1963 – si chiede di concedere lo status di Patriarcato alla Chiesa Greco Cattolico Ucraina. La stessa richiesta viene avanzata dai vescovi greco cattolici partecipanti al Concilio Vaticano II, in una lettera al Papa.

La lettera fu citata anche nel 2004 dal cardinale Lubomyr Husar, spiegando che “Il nostro patriarcato non è fine a se stesso, il nostro patriarcato è il nostro percorso”.

L’idea originaria del Cardinale Slipyi è quella di avere una Chiesa in un unico patriarcato, per ragioni ecumeniche. “Abbiamo tutti i diritti, e anche i segni di una Chiesa che vuole essere chiamata patriarcale”, scriveva il Cardinale Husar. Che poi sottolineava come “l’obiettivo finale è la fiorente vita della Chiesa di Kiev”, perché “il Patriarcato è uno stato d’animo, la più alta manifestazione dell’essenza e della vocazione della Chiesa”.

Era il modo del Cardinale Husar di mettere da parte ogni polemica “politica” riguardo il patriarcato. “L’unico motivo per cui non ci viene riconosciuto il Patriarcato – ha affermato l’arcivescovo maggiore Shevchuk – è proprio la ragione ecumenica”.

Un tema di cui era consapevole già il Cardinale Husar, che in questo percorso aveva preso il testimone dal Cardinale Slipyi.

Il da poco scomparso arcivescovo maggiore emerito aveva elencato cinque motivi per cui si critica la possibile istituzione di un Patriarcato per la Chiesa greco-cattolica ucraina: che il patriarcato indebolirebbe il legame con Roma; che il patriarcato creerebbe una Chiesa nazionalista, creando odio verso gli altri; che il patriarcato sarebbe un ostacolo all’unione dei cristiani in Ucraina; che il patriarcato greco cattolico va a colpire i diritti del patriarcato di Mosca che considera l’Ucraina come proprio territorio; che il Patriarcato sarebbe una sorta di “ripresa” del concetto di Chiesa uniate già condannato come percorso errato per raggiungere l’unità.

Una analisi “esauriente”, secondo l’arcivescovo maggiore Shevchuk, che quindi va a smontare passo dopo passo tutte le accuse. Spiega prima di tutto Sua Beatitudine Shevchuk che non viene compreso il ruolo del Papa come vescovo universale, e per questo il patriarcato greco cattolico abbia la grande missione di “spiegare al mondo ortodosso il ministero di successore di Pietro, senza indebolire la comunione con esso”. Una spiegazione che arriva con la testimonianza di una Chiesa ortodossa in unione con Roma sebbene non di rito latino, che testimonia “l’unità della Chiesa di Cristo del primo millennio”, andando oltre la memoria ecclesiastica del Patriarcato di Mosca perché questo “è nato e si è formato ormai dopo il cosiddetto grande scisma”.

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