In Vaticano si discute come gestire le pietre venute dallo spazio

La Specola Vaticana vista dai Giardini Vaticani di Castel Gandolfo
Foto: Wikimedia Commons
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Come curare e gestire meteoriti e campioni extraterrestri? Se ne discute all’Osservatorio Astronomico Vaticano, la Specola, per un seminario che è il primo nel suo genere e che sarà ospitato nei Giardini della Residenza Papale di Castel Gandolfo dal 10 al 13 settembre.

Durante i tre giorni di incontro, trenta tra curatori e gestori di raccolte di meteoriti si riuniranno per discutere di come gestire le pietre venute dallo spazio e servire meglio la comunità scientifica. I trenta partecipanti al workshop rappresentano 27 istituzioni scientifiche di tutto il mondo, tra musei, università e istituzioni sparse tra Europa, Stati Uniti, Canada, Russia, Marocco e Giappone.

I curatori – spiega un comunicato della Specola Vaticana – non si prendono solo cura delle collezioni di meteoriti, ma anche di campioni raccolti nelle missioni spaziali, come il programma Apollo della Nasa che ha portato sulla terra rocce lunari.

Il fratello gesuita Robert Macke cura la collezione di meteoriti vaticani, e tra gli organizzatori del workshop, e si dice molto “eccitato che l’Osservatorio Vaticano ospiti un tale incontro”, e sottolinea che “per anni, i curatori di meteoriti hanno lavorato indipendentemente, ora stiamo finalmente riunendoci come una comunità”.

Ludovic Ferrier, co-curatore dei meteoriti al Museo di Storia Naturale di Vienna, ha spiegato che si parlerà non solo di storia, ma anche di come gestire i meteoriti in futuro, e anche le questioni legali che riguardano l’acquisizione e la proprietà dei meteoriti”.

È interessante che sia proprio la Specola Vaticana a organizzare un tale incontro. Si tratta di uno degli osservatori più antichi del mondo, la cui storia comincia nel 1578, quando Papa Gregorio XIII fa erigere una Torre dei Venti e lì invita matematici e astronomi gesuiti del Collegio Romano per preparare la riforma del calendario, promulgata nel 1582.

Tra le tante scoperte scientifiche, quella di padre Angelo Secchi, definito il più grande astronomo italiano dell’Ottocento, che fu il primo a classificare le stelle in base ai loro spettri tra il 1861 e il 1868.

Fu l’occasione per Leone XIII di stabilire formalmente l’Osservatorio Vaticano. E lo fa con il motu proprio Ut Mysticam, del 14 marzo 1891. Si legge nel motu proprio: "Per gettare disprezzo e odiosità sulla mistica Sposa di Cristo, che è vera luce, i figli delle tenebre sono soliti di calunniarla di fronte agli indotti e chiamarla amica dell'oscurantismo, fomentatrice d'ignoranza, nemica della scienza e del progresso, rovesciando essenza e significato di nomi e cose”.

Anche lì, molte le scoperte, come quelle del padre gesuita Le Maitre, anticipatore della teoria del Big Bang. Negli Anni Trenta, la luminosità di Roma rende necessario il trasferimento dell’Osservatorio a Castel Gandolfo. Nel 1981, lo stesso problema di inquinamento luminoso si avverte a Castel Gandolfo, e così buona parte del personale di ricerca viene trasferito a Tucson, in Arizona, dove viene fondata una seconda sede della Specola Vaticana, il Vatican Observatory Research Group.

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