Incontro sulla Fraternità Umana di Abu Dhabi, chi ha parlato e che cosa ha detto

Il Cardinale Bechara Rai parla allo Human Fraternity Meeting di Abu Dhabi, 4 febbraio 2019
Foto: @apcoworldwide
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Dell’incontro sulla Fraternità Umana organizzato ad Abu Dhabi si ricordano soprattutto le parole di Papa Francesco e del Grande Imam di al Azhar Ahemd al-Tayyib, cui è seguita la firma di una dichiarazione congiunta. In realtà, l’incontro è durato due giorni, è stato diviso in tre sessioni, e ha visto cinquecento partecipanti, tra cui molti dal mondo cattolico. Cinquecento leaders releigiosi riuniti, che hanno discusso in 21 workshop, con 60 relatori, di cui 30 musulmani e 30 in maggioranza di Chiese cristiane.

Di cosa hanno parlato? Il vescovo Elias Audi, della Chiesa Greco Ortodossa di Antiochia per la diocesi di Beirut in Libano, ha sottolineato che “oggi, le battaglie tra i popoli sono conseguenza di circostanze banali, specialmente politiche, economiche e anche tecnologiche. Come specie umana, dobbiamo accettarci ed essere umili gli uni con gli altri, mettere da parte le ideologie”.

Il Patriarca Ibrahim Isaac Sidrak di Alessandria dei copti ha sottolineato che “tutti i libri religiosi hanno in comune l’armonia. Lo dobbiamo ricordare, e costruire a partire da quello. Dobbiamo sfruttare le opportunità di raggiungere la fraternità umana mettendo da parte il passato, riconciliando le nostre differenze, e lavorando verso la comprensione del nostro dolore, mettendo da parte le connotazioni negative”.

Durante l’incontro, ha preso la parola il Cardinale Bechara Rai, che ha da tempo avviato un dialogo con il mondo arabo, ed è stato persino in Arabia Saudita nel novembre 2017. “La diversità di razza, cultura e religione – ha detto durante la conferenza – è un mezzo per scambiare informazioni, dato che tutti sappiamo che Dio lavora n odi misterioso. Anche la religione ha un aspetto negativo e un aspetto positivo. L’aspetto positivo è che la religione non crea le guerre, quello negativo è che i suoi seguaci conducono guerre a causa della loro ignoranza o politicizzano la religione per il loro beneficio. Le organizzazioni terroriste stanno commettendo un genocidio in nome di Dio, nonostante il nome di Dio comandi la pace”.

Lo Ieromonaco Gregorio, capo del Consiglio Patriarcale per i Contatti con i musulmani, ha sottolineato che “oggi vediamo che gente senza principi usa spesso la religione per manipolare la coscienza pubblica. Questo deve essere universalmente condannato dai leaders religiosi e da tutte le persone di buona volontà”.

Lo ieromonaco Gregorio ha anche notato che “in molte nazioni, le minoranze etniche e religiose sono state soggetto a genocidio”.

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